Un padre, non una leggenda: il ricordo di Mazzola a Trento
Al Festival dello Sport, il figlio di Sandro Mazzola ha parlato del lato privato dell’ex capitano dell’Inter e criticato le risposte contro l’intolleranza negli stadi.
Il ricordo di Sandro Mazzola è passato attraverso la voce del figlio, intervenuto al Festival dello Sport di Trento. Nel suo racconto, l’ex capitano dell’Inter non è apparso soltanto come un simbolo del calcio italiano, ma soprattutto come il padre con cui condividere esperienze quotidiane, emozioni e insegnamenti.
La risposta alle provocazioni
Tra gli argomenti affrontati c’è stato anche l’episodio avvenuto all’Allianz Stadium, dove alcuni sostenitori della Juventus avevano voltato le spalle durante un minuto di silenzio. Mazzola junior ha separato il comportamento dei singoli dalla responsabilità della società bianconera, indicando in quei gesti una componente negativa che, a suo giudizio, può emergere in qualunque stadio.
Secondo il figlio, Sandro Mazzola avrebbe reagito senza lasciarsi trascinare dalla rabbia: un sorriso e il sigaro sarebbero stati il suo modo di ridimensionare l’offesa. L’attenzione, ha spiegato, dovrebbe concentrarsi più sulle persone che pronunciano o compiono certi gesti che sul contenuto delle provocazioni. Da qui l’idea di non confondere la rivalità sportiva con il valore umano di chi si ha di fronte.
Sanzioni più dure per chi sbaglia
Mazzola junior ha poi giudicato insufficiente la multa da 10mila euro inflitta alla Juventus dopo l’accaduto. La sua proposta è ricorrere al Daspo per gli autori, impedendo loro di entrare negli impianti sportivi per almeno cinque anni.
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Nel suo ragionamento, conoscere davvero Sandro Mazzola avrebbe reso impensabile un comportamento simile. L’episodio è così diventato anche l’occasione per chiedere un calcio capace di contrastare razzismo e intolleranza non soltanto con sanzioni economiche, ma attraverso una maggiore responsabilità e una cultura del rispetto.
Quando il campione era soltanto papà
Il racconto ha mostrato anche il punto di vista più personale di chi è cresciuto accanto a una figura tanto importante. Per il figlio, il padre non era prima di tutto la leggenda ricordata dagli appassionati: era semplicemente “papà”.
Durante gli allenamenti prima delle partite, Mazzola junior poteva trovarsi a palleggiare con campioni come Altobelli e Beccalossi. Un’esperienza che, per la sua eccezionalità, ha descritto così: “palleggiare con Gesù e la Madonna”. Sono ricordi che raccontano il privilegio di un’infanzia fuori dall’ordinario, ma anche il legame familiare rimasto al centro della sua memoria.
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