Mourinho torna all’Olimpico: le frasi che Roma non ha dimenticato
Contro il Real Madrid lo Special One ritrova lo stadio giallorosso, teatro di promesse, polemiche e della storica notte di Tirana.
Il ritorno di José Mourinho all’Olimpico riaccende il ricordo dei suoi anni sulla panchina della Roma. In occasione della sfida contro il Real Madrid, valida per la seconda giornata della fase a gironi della UEFA Champions League, il tecnico portoghese ritroverà uno stadio che lo aveva salutato nel gennaio 2024, dopo l’esonero.
L’accoglienza della tifoseria si annuncia calorosa. La Curva Sud aveva già manifestato il proprio riconoscimento dopo l’allontanamento, sottolineando il legame costruito dall’allenatore con il popolo romanista. Un rapporto alimentato da risultati, dichiarazioni forti e momenti entrati nella memoria del club.
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Il legame con Roma non si è spezzato
Mourinho ha continuato a parlare della Roma con grande affetto anche dopo la separazione. In una recente intervista ha spiegato di non aver mai voluto attaccare la società o la proprietà, ammettendo i propri errori ma rivendicando di aver dato tutto durante il suo incarico.
Il portoghese ha anche ricordato quanto fosse importante per lui il riconoscimento ricevuto dai sostenitori. Il sentimento, secondo le sue parole, nasceva dalla consapevolezza reciproca: i tifosi avevano visto la sua dedizione e lui aveva percepito il loro amore per la squadra. Per questo, ancora oggi, definisce Roma “casa mia”.
L’inizio tra promesse e ambizione
La sua avventura giallorossa era cominciata l’8 luglio 2021 con una promessa destinata a diventare uno dei suoi messaggi più celebri: “Non sono qui in vacanza, tra tre anni mi immagino a festeggiare”. In quella stessa conferenza aveva citato Marco Aurelio e il principio secondo cui nulla nasce dal nulla e nulla vi ritorna.
Mourinho aveva poi chiarito che il percorso non doveva essere identificato soltanto con i Friedkin, con Tiago Pinto o con il tecnico stesso, ma con l’intero progetto Roma. Il suo approccio prevedeva tempi rapidi e poca tranquillità: non voleva un’attesa prolungata se il risultato fosse stato accontentarsi del settimo o dell’ottavo posto.
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Alla vigilia della semifinale di ritorno di Conference League contro il Leicester, nel maggio 2022, aveva inoltre chiesto ai romanisti di trasformare la partita in una partecipazione collettiva. L’invito non era limitarsi ad assistere dagli spalti, ma vivere la sfida come se anche il pubblico dovesse giocarla.
Tirana resta il ricordo più forte
Il punto più alto arrivò il 25 maggio 2022. A Tirana, il gol di Nicolò Zaniolo permise alla Roma di battere il Feyenoord per 1-0 e conquistare la Conference League, interrompendo una lunga attesa europea. A fine gara, visibilmente emozionato, Mourinho sintetizzò così quella notte: “Oggi non era lavoro, oggi era storia e l’abbiamo scritta. Mi sento romanista al 100%”.
A distanza di tempo, il tecnico ha indicato proprio quel successo come il ricordo più gioioso della sua carriera, pur precisando che non si trattava del trofeo più prestigioso vinto. La felicità portata alla città e ai tifosi aveva reso quella coppa speciale ai suoi occhi.
L’ironia dopo le grandi vittorie
Anche i risultati contro le squadre più forti alimentavano il suo repertorio. Dopo il successo per 4-1 sul campo dell’Atalanta, ottenuto il 18 dicembre 2021, Mourinho rispose alle critiche sui precedenti negativi nei confronti diretti con una battuta: “Ogni giorno ci ricordavano che da 19 mesi la Roma non vinceva con una big: ora è da 22 minuti e mezzo”.
Era il suo modo di accompagnare le vittorie con una stoccata e di proteggere il gruppo dalle discussioni esterne. Tra promesse, appelli alla tifoseria, polemiche e battute, il passaggio di Mourinho nella Capitale ha lasciato una traccia riconoscibile ben oltre i risultati ottenuti sul campo.
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