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Sport 3 min di lettura1 ora fa

Messi, l’ultima notte con l’Argentina: il ragazzo è diventato mito

A 39 anni il fuoriclasse saluta la Nazionale dopo 125 gol, un Mondiale e oltre vent’anni di emozioni condivise con il suo Paese.

Per Buenos Aires non sarà una semplice amichevole. La sfida contro il Benin, in programma domani notte al Monumental, accompagnerà l’ultima partita di Lionel Messi con la maglia dell’Argentina: un congedo preparato per celebrare una carriera che ha trasformato un ragazzo di Rosario in un’icona nazionale.

Il capitano dovrebbe restare in campo per tutti i 90 minuti, su richiesta del commissario tecnico Lionel Scaloni. L’obiettivo è offrirgli un finale diverso da quello della recente sconfitta contro la Spagna, chiusa tra le lacrime e aggravata da un periodo doloroso sul piano personale.


Il saluto che l’Argentina non accetta

Messi ha annunciato da tempo che la sua esperienza con la Nazionale sarebbe terminata con una partita speciale. Alla vigilia dell’appuntamento ha riassunto il significato della serata con queste parole: «Ultima partita, una maglia per tutta la vita». A Buenos Aires lo attendono 80 mila spettatori, mentre milioni di persone seguiranno l’addio davanti alla televisione.

Per anni una parte dell’Argentina lo aveva accusato di essere distante, arrivando a definirlo “Petto Freddo”. Il soprannome più diffuso era invece “la Pulce”, quello con cui è stato chiamato dalla Terra del Fuoco alle cascate dell’Iguazù. Oggi, dopo i trionfi ottenuti con la Nazionale, il giudizio è cambiato: lo scrittore Sebastian Fest lo ha ribattezzato “Messianico”, un riferimento alla dimensione quasi religiosa assunta dalla sua figura.


Dal peso delle sconfitte al trionfo

Il rapporto con il Paese è stato a lungo complicato. Durante gli anni delle finali perse, mentre l’Argentina viveva la stagione politica segnata dai Kirchner, Messi sembrava non riuscire a conquistare definitivamente il pubblico. Poi sono arrivati i gol, le vittorie e soprattutto il Mondiale del 2022, il trofeo che ha chiuso la ferita più profonda della sua carriera internazionale.

La decisione di fermarsi è stata influenzata anche dalla finale persa lo scorso luglio a New York, quando l’Argentina non è riuscita a conquistare il bis. Un altro colpo è stata la morte di Jorge Messi, il padre che lo ha seguito fin dai primi passi e che ha avuto un ruolo decisivo nel percorso del figlio.


Una carriera costruita sui primati

L’esordio assoluto con l’Argentina risale al 2005, ma quella gara contro l’Ungheria durò appena 43 secondi: Messi fu espulso al suo primo ingresso in campo. Il debutto ai Mondiali arrivò invece nel 2006, contro Serbia e Montenegro, con un assist e una rete nel successo per 6-0.

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Da allora ha partecipato a sei edizioni della Coppa del Mondo, accumulando record e reti fino a raggiungere quota 125 gol con la Nazionale. Il suo percorso ha attraversato più di vent’anni, tra le delusioni iniziali e la consacrazione definitiva ottenuta in Qatar.

Messi è arrivato venerdì al centro sportivo di Ezeiza, struttura che porta il suo nome, a bordo del proprio aereo privato e insieme alla famiglia. Prima di unirsi ai compagni guidati da Scaloni ha trascorso alcuni giorni a Rosario. A 39 anni, con un nuovo aspetto e una giacca appariscente, si è presentato all’allenamento come il protagonista assoluto del congedo.


Dall’addio al futuro americano

Il capitolo argentino si chiude, ma non quello calcistico. Nel campionato degli Stati Uniti Messi continua a giocare per Inter Miami, di cui è capitano, e a richiamare il pubblico con le sue giocate. Ha inoltre acquistato da poco la società spagnola Eldense, aggiungendo un impegno dirigenziale alla fase conclusiva della carriera.

«Il calcio è la mia passione e finché mi piacerà lo farò», ha ripetuto parlando del proprio futuro. Per l’ultima gara con l’Argentina è stata preparata una maglia speciale: il tradizionale biancoceleste è accompagnato da dettagli dorati sul numero 10 e sui bordi delle maniche.

Scaloni vuole così evitare che l’ultima immagine di Messi in Nazionale resti quella della sconfitta contro la Spagna. Al Monumental il campione proverà a segnare ancora, mentre il pubblico accompagnerà la sua ultima rappresentazione con l’emozione riservata agli eroi che hanno cambiato la storia dello sport.

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