Lautaro, la ferita più dura non fu in campo: «È stato pesante
Il capitano dell’Inter, fermato da un problema alla coscia, ripercorre l’infanzia, i sacrifici familiari e il titolo vinto con l’Argentina nel 2021.
La vittoria con l’Argentina nel 2021 ha avuto per Lautaro Martínez un valore enorme, ma anche un costo personale difficile da dimenticare. Durante la Coppa America sua figlia aveva appena due mesi e mezzo e il lungo ritiro gli fece perdere una parte importante dei primi mesi da padre.
«Quel tempo lontano da lei, soprattutto perché era la mia prima figlia, è stato pesante», ha raccontato Lautaro nell’intervista rilasciata in Argentina. Anche altri compagni, tra cui Dibu Martínez e Chino Martínez Quarta, stavano vivendo la paternità in quei giorni. La squadra riuscì però a trasformare quel periodo complicato in una spinta collettiva, conquistando un trofeo che mancava da molto tempo.
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Il titolo che ha cambiato tutto
Per Lautaro, quella competizione rappresentò anche un passaggio decisivo nella storia recente della Nazionale. Mentre il mondo affrontava una fase di grande difficoltà, il gruppo continuò a giocare assumendosi una responsabilità particolare. Il successo diventò così l’inizio di un percorso costruito su fiducia, compattezza e partecipazione condivisa.
L’attaccante ha ricordato il clima creatosi intorno alla squadra: dentro e fuori dal campo, giocatori e staff formarono un insieme molto unito. Secondo il suo racconto, l’energia positiva coinvolse anche tutte le persone impegnate quotidianamente nel lavoro della Nazionale.
Dalla Nazionale al sogno europeo
Il primo contatto stabile con l’ambiente della selezione arrivò quando aveva 18 o 19 anni, nel periodo in cui iniziava ad affacciarsi alla prima squadra. Il torneo dell’Alcudia fu una delle prime occasioni per mettersi in mostra: la sua prestazione attirò l’interesse di alcune società europee.
Lautaro, tuttavia, preferì restare al Racing. Voleva consolidare la propria posizione, costruirsi una reputazione e completare il percorso iniziato in Argentina prima di partire per l’Europa.
Una famiglia costruita sul lavoro
Il calcio entrò presto nella sua vita grazie al padre, che giocava ed era capitano delle squadre in cui militava. Da bambino, insieme al fratello con cui ha appena dieci mesi di differenza, Lautaro assisteva agli allenamenti, alle riunioni e ai momenti motivazionali. Quelle esperienze contribuirono a formare il suo rapporto con disciplina, impegno e responsabilità.
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All’inizio non faceva l’attaccante. Giocava da difensore, prima nel ruolo di libero e poi sulla fascia, dove un allenatore intuì le sue qualità offensive. Al Racing arretrò spesso per entrare nella manovra, ricevere palla e dialogare con i compagni: una caratteristica che, spiega, appartiene ancora oggi al suo modo di interpretare il ruolo.
Gli anni delle rinunce
La sua crescita è legata anche alle difficoltà economiche affrontate dalla famiglia. La madre lavorava nelle pulizie e si occupava della casa, mentre il padre, oltre a giocare, trovò un impiego in una struttura per anziani. Per un periodo riuscivano a stare insieme soprattutto durante la cena.
In casa non mancava il necessario, ma non c’era spazio per molti desideri. La famiglia viveva in un’abitazione prestata da amici e sosteneva una spesa elettrica di circa 100 pesos. Lautaro ha spiegato che proprio quelle ristrettezze gli hanno insegnato a rispettare il lavoro, a rimanere umile e a riconoscere il valore delle cose.
Da bambino chiedeva scarpe da calcio di colori diversi o altri oggetti che la famiglia non sempre poteva comprare. I genitori cercavano comunque di accontentarlo, ricorrendo anche a pagamenti dilazionati o all’aiuto degli amici. Oggi il capitano nerazzurro considera la possibilità di sostenere i propri familiari una delle soddisfazioni più grandi del percorso compiuto.
Il problema muscolare alla coscia lo costringerà intanto a restare fermo fino a dopo la sosta di novembre. L’infortunio interrompe il suo impegno con l’Inter e con l’Argentina, due maglie che, come emerge dal suo racconto, continuano a rappresentare il centro della sua carriera.
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