Kenya, i Mondiali 2029 come arma contro il doping: il piano di Coe
Il presidente di World Athletics lega l’assegnazione della rassegna a un controllo più efficace dopo circa 140 sospensioni tra gli atleti keniani.
Il Kenya potrebbe trasformare i Mondiali di atletica leggera del 2029 in un’occasione per affrontare uno dei problemi più delicati dello sport nazionale. Sebastian Coe, presidente di World Athletics, ha indicato l’organizzazione della manifestazione come uno strumento utile per rafforzare la lotta al doping durante la sua visita a Nairobi.
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Il doping resta il nodo più delicato
Secondo Coe, ospitare la rassegna iridata potrebbe aiutare il Paese a intervenire sul fenomeno, definito endemico tra gli atleti keniani. La prospettiva arriva in un momento in cui il Kenya continua a essere una delle principali potenze dell’atletica mondiale, soprattutto nelle gare di fondo e mezzofondo.
Il numero delle sospensioni rende però evidente la portata della difficoltà: gli atleti keniani fermati per doping sono circa 140. Tra i casi più recenti figura anche una positività resa nota nei giorni scorsi dall’Athletics Integrity Unit, l’organismo incaricato dei controlli sull’integrità dell’atletica.
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Un’eccellenza sportiva sotto pressione
Il contrasto tra risultati e procedimenti disciplinari è emerso con forza nell’ultima edizione disputata a Tokyo. In quella circostanza il Kenya ha chiuso al secondo posto nella classifica generale, alle spalle degli Stati Uniti, confermandosi ai vertici della scena internazionale.
La prestazione è stata tuttavia accompagnata dalle numerose squalifiche che hanno coinvolto il movimento negli ultimi anni. Dal 2017, decine di corridori keniani, soprattutto specialisti delle lunghe distanze, sono stati sospesi: nessun’altra nazione ha registrato un numero superiore di provvedimenti per doping. L’appuntamento del 2029, nelle intenzioni espresse da Coe, potrebbe quindi diventare anche un banco di prova per la credibilità sportiva del Kenya.
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