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Sport 3 min di lettura14 ott

Golfo, lo sport al bivio: tornei e Gran Premi sotto minaccia

La guerra mette in discussione gli eventi più ricchi dell’area, mentre i Paesi del Golfo cercano nello sport un segnale di stabilità

La nuova fase del conflitto sta spingendo i Paesi del Golfo a cercare una normalità capace di rassicurare la popolazione e i mercati internazionali. In questo scenario, lo sport torna a essere uno strumento politico e diplomatico per un’area che aveva puntato sui grandi eventi per trasformare la propria immagine.

Il cambio di racconto arriva mentre Iran e Houthi sembrano avere assunto una posizione più favorevole in alcuni passaggi della guerra. Riyad e gli altri governi della regione intendono quindi difendere gli appuntamenti già finanziati, anche per dimostrare che la minaccia militare non ha paralizzato il territorio.

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Il conto della fuga dei capitali

Il modello costruito con ingenti investimenti appare però in difficoltà. Il fondo sovrano saudita PIF, principale finanziatore e proprietario di quasi tutti i club della Saudi League in cui milita Cristiano Ronaldo, ha infatti interrotto il sostegno economico alla LIV Golf League.

La frenata riguarda cifre considerevoli: secondo le stime, negli ultimi 5 anni l’Arabia Saudita ha destinato allo sport almeno 10 miliardi di dollari. A questo si aggiungono le perdite legate alle competizioni cancellate o spostate, tra cui quelle sostenute da Liberty Media dopo il rinvio del Gran Premio del Bahrain: il danno è stato valutato in circa 200 milioni di dollari.


L’immagine del Golfo si incrina

Per Qatar, Emirati Arabi, Kuwait e Arabia Saudita, il calendario sportivo aveva rappresentato una risposta alle accuse di usare le competizioni per ripulire la propria reputazione. Ora il contrasto è evidente: ai grandi alberghi e alle auto di lusso si sono sostituiti i danni agli edifici, i vetri rotti e le tracce degli attacchi missilistici.

Calcio, tennis, Formula 1 e MotoGP hanno progressivamente lasciato la regione, mentre anche il golf ha ridotto la propria presenza. Tra gli episodi più significativi figura la cancellazione della “Finalissima 2026” tra Spagna e Argentina, prevista il 27 marzo a Lusail. È saltato anche il Gran Premio dell’Arabia Saudita; la gara del Bahrain, rinviata da aprile, si è disputata la scorsa settimana in Malesia.

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I campioni non nascondono i dubbi

Il primo appuntamento a rischio è il Six Kings Slam, in programma a Riad dal 21 al 24 ottobre con Carlos Alcaraz, Novak Djokovic e Alexander Zverev tra i partecipanti. L’aeroporto internazionale della capitale saudita, dove il 19 dovrebbero arrivare i sei tennisti, resta chiuso dopo il lancio di missili compiuto la scorsa settimana dagli Houthi yemeniti.

Il montepremi sfiora i 13 milioni di dollari e ciascun giocatore riceverebbe 1,5 milioni soltanto per la partecipazione. Andy Roddick, ex numero 1 del mondo, ha però espresso una posizione netta: «Io al 100% non ci andrei». L’ex campione ha aggiunto che non si avvicinerebbe nemmeno a un luogo simile, ritenendo che il compenso non possa cambiare la vita dei protagonisti.


Formula 1, calendario ancora sospeso

Anche il campionato automobilistico deve fare i conti con l’incertezza. I Gran Premi del Qatar, fissato dal 27 al 29 novembre, e di Abu Dhabi, previsto dal 4 al 6 dicembre, restano indicati in calendario, ma la Formula 1 ha già avvertito i responsabili dell’autodromo di Imola: l’impianto italiano potrebbe diventare una soluzione alternativa se fosse necessario sostituire all’ultimo momento la gara di Abu Dhabi.

Max Verstappen aveva manifestato perplessità già all’inizio del mese. Il pilota olandese ha ricordato di essere normalmente contento di correre in Qatar e ad Abu Dhabi, ma ha osservato: «Con una guerra lì vicino e con dei Paesi in conflitto, penso che non dovremmo andarci». Gli eventi, dunque, restano confermati sulla carta, anche se la sicurezza e l’opportunità di disputarli in una delle aree più instabili del mondo continuano a essere messe in discussione.

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