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Sport 3 min di lettura5 giorni fa

Italia, il Belgio fa paura: cosa rivela il 2-0 sulla crisi azzurra

Il nuovo corso di Roberto Mancini riparte con una pesante sconfitta a Roma: Donnarumma limita i danni, ma il divario tecnico appare evidente.

Il 2-0 subito dal Belgio a Roma lascia l’Italia davanti a una domanda scomoda: quanto è realmente lontana dalle nazionali di primo livello? La risposta arrivata dal campo è severa. Solo Donnarumma, autore di interventi decisivi, ha impedito che il passivo assumesse proporzioni ancora più pesanti; al termine della gara, il portiere ha anche sfiorato un confronto acceso con Lukaku, probabilmente per vecchie ruggini.


Donnarumma salva un primo tempo disastroso

Il Belgio ha imposto subito ritmo e qualità. Godts e Moreira hanno creato superiorità sulle corsie, De Bruyne ha governato la mediana e De Ketelaere, impiegato da centravanti mobile, ha mandato in affanno la retroguardia italiana. Di Lorenzo è apparso fuori partita, mentre la coppia formata da Mancini e Coppola ha sofferto ogni accelerazione.

A tenere in piedi gli azzurri ci ha pensato Donnarumma, costretto a intervenire più volte sulle conclusioni di De Ketelaere, Raskin e Godts. Il vantaggio è arrivato proprio da una ripartenza nata da una leggerezza di Alessandro Romano: il giovane del Cagliari ha perso palla e Godts, con una finta, ha messo fuori causa i due centrali prima di concludere l’azione.


Le scelte di Mancini non bastano

Roberto Mancini ha provato ad avviare il suo nuovo ciclo affidandosi anche a profili poco consueti. Nelle convocazioni sono finiti Alì Zoma, proveniente dal Norimberga di Serie B tedesca, Doumbia, ex Venezia oggi allo Sporting Lisbona, e Romano, ventenne con appena un mese di esperienza in Serie A. Sono stati richiamati anche alcuni giocatori già presenti nella spedizione negativa in Bosnia.

L’idea di proporre una squadra offensiva è rimasta però soffocata dalla pressione belga. Barella è stato l’unico centrocampista capace di reggere con continuità il confronto, mentre Cambiaghi ha inciso poco, Esposito ha mostrato impegno e Kean, schierato largo a destra, è sembrato meno efficace pur risultando il più pericoloso nei rari attacchi italiani. La scelta della coppia Mancini-Coppola, alla luce della partita, non ha pagato.

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La ripartenza passa dai vivai

Dopo l’intervallo l’Italia ha reagito con maggiore intensità, ma un’altra palla persa, questa volta da Barella, ha aperto la strada a Lukebakio. L’attaccante, già protagonista con il Benfica contro il Milan, ha firmato un raddoppio di grande esecuzione. Nel finale Scalvini ha sprecato una buona occasione: un episodio che ha riassunto la serata e preceduto i fischi del pubblico.

La gara si è giocata davanti al presidente federale Malagò, al ministro dello Sport Abodi e al numero uno del Coni Bonfiglio. Mancini, nelle parole dopo il triplice fischio, ha difeso il gruppo; Di Lorenzo ha invece sostenuto che gli attacchi troppo duri alla Nazionale siano inutili e dannosi. Ma il risultato riporta al centro il tema della ricostruzione: tra discussioni su tessere, commissari e procedure, la priorità indicata è tornare a investire sulla formazione tecnica e sui settori giovanili.

Il Belgio, arrivato ai quarti del mondiale 2026 con Rudi Garcia e ora affidato all’ex milanista Van Bommel, ha mostrato un livello superiore. L’Italia, reduce da una storia segnata da quattro titoli iridati e due europei, oggi appare distante dalla fascia più competitiva: colmare il divario richiederà tempo, lavoro e una rifondazione che non può limitarsi alla burocrazia.

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