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Sport 2 min di lettura18 ore fa

Israele-Irlanda, il calcio resta sullo sfondo: la sfida delle proteste

Il 3-0 irlandese a Debrecen è stato accompagnato da gesti di dissenso, assenze e forti tensioni diplomatiche legate al conflitto di Gaza.

La Federazione israeliana ha reagito con durezza alle parole di Heimir Hallgrimsson, trasformando il confronto con l’Irlanda in un caso politico oltre che sportivo. In una nota diffusa su X, ha accusato il tecnico di ignoranza e ipocrisia, sostenendo che Israele non giochi «con l'ignoranza, l'ipocrisia e la stupidità», ma contro chi, a suo giudizio, le rappresenta.

Anche l’atmosfera attorno alla partita era stata segnata da forti contestazioni. Nei giorni precedenti, una manifestazione davanti all’albergo della squadra irlandese aveva chiesto il boicottaggio degli incontri con Israele, mentre più di 160 atleti avevano sottoscritto un appello rivolto alla Federazione: «Non giocare sarebbe l'atto più sportivo che potreste compiere».


Il tecnico irlandese aveva preso posizione

Hallgrimsson aveva spiegato pubblicamente la propria contrarietà alla trasferta, collegando la gara alla situazione nella Striscia di Gaza. «Non stiamo giocando con il genocidio, stiamo giocando contro il genocidio. Stiamo giocando contro Israele, non con Israele», aveva affermato in conferenza stampa.

La scelta di disputare comunque la partita ha lasciato tracce evidenti anche nella composizione della squadra. Gavin Bazunu ha deciso di non scendere in campo, mentre il commissario tecnico ha mantenuto una posizione critica sulla sfida pur guidando l’Irlanda in Ungheria.


Gesti silenziosi prima del fischio

Il confronto si è giocato a Debrecen, in Ungheria, e si è concluso con il successo irlandese per 3-0. Il risultato, tuttavia, è stato oscurato dalle iniziative assunte dai calciatori e dallo staff prima dell’inizio.

Durante l’inno israeliano, la rappresentativa irlandese è rimasta con il capo abbassato. I giocatori hanno inoltre indossato una fascia nera in memoria delle vittime del conflitto in Medio Oriente, con un riferimento evidente alla popolazione di Gaza.

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Nessun saluto tra le due squadre

La distanza si è manifestata anche nella fase dei saluti. Dara O'Shea non ha stretto la mano a Manor Solomon, capitano israeliano e giocatore del West Ham, già visto in Serie A con la Fiorentina nella seconda parte della scorsa stagione.

Lo stesso atteggiamento ha coinvolto gli altri protagonisti: i due allenatori e i calciatori delle rispettive formazioni hanno evitato il rituale delle strette di mano prima del calcio d’inizio.


La dedica dopo il terzo gol

La presa di posizione è riemersa anche durante l’esultanza per le reti irlandesi. Dopo aver segnato il 3-0, Jack Moylan ha sfilato la fascia dal braccio e l’ha baciata, dedicando idealmente il gol alle vittime di Gaza.

Così, la gara di Nations League è stata ricordata soprattutto per i segnali lanciati dalla delegazione irlandese e per la replica della Federazione israeliana. Sul campo, l’Irlanda ha ottenuto una vittoria netta; fuori, il confronto ha riaperto il dibattito sulla partecipazione agli incontri contro Israele.

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