Il ginocchio divide ancora la Premier: il caso Guehi riaccende lo scontro
Il difensore del Manchester City resta in piedi per la seconda volta e a Stamford Bridge arrivano fischi durante la protesta contro il razzismo
Piara Powar, alla guida di Fare, continua a considerare l'inginocchiamento «un potente atto antirazzista». La sua posizione si contrappone ai dubbi di chi ritiene che quel gesto, ripetuto ormai da anni, non riesca più a scuotere l'opinione pubblica come in passato.
Nel calcio femminile la discussione ha assunto contorni ancora più netti dopo gli abusi subiti da Jess Carter agli Europei del 2025. Le compagne dell'Inghilterra avevano rinunciato al rito prima della semifinale con l'Italia: Lucy Bronze, capitana della squadra, aveva spiegato di non vedere più con chiarezza quale messaggio efficace potesse trasmettere, mentre gli episodi discriminatori continuavano.
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Il gesto non convince più tutti
La scelta di Bronze non rappresenta un caso isolato. Nel campionato maschile, Marc Guehi ha deciso per la seconda settimana consecutiva di non abbassarsi sul terreno di gioco, preferendo applaudire prima del confronto tra Manchester City e Aston Villa.
Nei giorni precedenti, il difensore del Manchester City e della nazionale inglese aveva sostenuto che inginocchiarsi avesse «perso il significato». La stessa posizione è stata adottata da Issa Diop dell'Ipswich, Dominic Calvert-Lewin del Leeds, Ainsley Maitland-Niles dell'Everton e dai fratelli Rayan e Tyler Adams del Bournemouth.
A Stamford Bridge arrivano i fischi
La protesta ha mostrato un altro segnale di frattura sabato, a Stamford Bridge. Durante il momento previsto prima di Chelsea-Tottenham, dagli spalti si sono levati alcuni fischi, a conferma di quanto il rito continui a dividere una parte del pubblico.
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La Premier League ha inserito l'inginocchiamento soltanto in due appuntamenti stagionali, sulla base dell'intesa raggiunta dai capitani dei club. Dal 2022 non viene più proposto in occasione di ogni gara: una modifica che riflette il tentativo di renderlo meno automatico, mentre resta aperta la domanda sulla sua capacità di sensibilizzare.
Una protesta nata dopo Floyd
Il gesto era stato introdotto dalla Premier League nel 2020, dopo la morte di George Floyd negli Stati Uniti, diventando il simbolo della campagna contro il razzismo nel calcio inglese. A cinque anni di distanza, le posizioni espresse da giocatori, capitane e organizzazioni antidiscriminazione mostrano che il tema non è esaurito.
Il confronto, quindi, non riguarda soltanto ciò che accade nei secondi che precedono il calcio d'inizio. Il punto è stabilire se la ripetizione abbia attenuato l'impatto della protesta oppure se, proprio davanti alla persistenza degli insulti razzisti, quel gesto conservi ancora un valore da riaffermare.
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