Hamilton-Leclerc, Briatore avverte la Ferrari: il nodo della convivenza
L’ex dirigente della Formula 1 parla di piloti, squadra e mercato: per lui Maranello resta irresistibile, ma gestire due prime guide richiede equilibrio e disciplina.
Flavio Briatore mette al centro un tema che, in Formula 1, può pesare quanto la velocità: la gestione dei campioni. Parlando di Lewis Hamilton e Charles Leclerc, l’ex manager sostiene che tra i due possa nascere una convivenza complicata e insiste su un punto preciso, cioè che una scuderia deve far valere l’interesse collettivo prima degli equilibri interni.
Per Briatore, il problema non è solo avere due piloti di alto livello. Il vero test è mantenere la squadra unita, senza lasciare spazio a rivalità che finiscano per danneggiare il risultato complessivo. Da qui il richiamo alla responsabilità: nessun uomo di punta dovrebbe mai mandare fuori pista il compagno, è il senso del suo ragionamento.
Ferrari, fascino intatto ma futuro chiuso
Quando il discorso scivola su Maranello, Briatore non nasconde l’attrazione per la Ferrari, che definisce una realtà capace di esercitare ancora un richiamo fortissimo nel paddock. Allo stesso tempo, però, chiude la porta a un possibile ritorno: per lui è troppo tardi per immaginare un approdo sotto il Cavallino.
L’ex dirigente aggiunge di non essere mai stato vicino alla scuderia emiliana, ricordando di aver lavorato sempre dall’altra parte della barricata. E sulla situazione tecnica della Ferrari osserva che la macchina può apparire competitiva, ma nei momenti decisivi qualcosa finisce per mancare, tra affidabilità, errori e imprevisti. Su Fred Vasseur, comunque, chiede rispetto per il lavoro svolto, ricordando che gli sbagli possono capitare in ogni team.
Antonelli convince, Verstappen resta fuori scala
Il giudizio più netto Briatore lo riserva ad Andrea Kimi Antonelli, che descrive come il pilota più solido del momento. Secondo lui, l’italiano ha compiuto un salto di qualità sorprendente e potrebbe persino segnare un’epoca, tanto da mettere a rischio solo con propri errori la leadership nel Mondiale.
Accanto a lui, Briatore colloca Max Verstappen tra i fuoriclasse sopra la media: l’olandese, dice, riesce ancora a ottenere risultati straordinari anche con una Red Bull meno competitiva della Mercedes, pur senza riuscire a vincere con la stessa continuità. Poi aggiunge che esiste un gruppo di cinque o sei piloti di altissimo livello, mentre altri stanno ancora crescendo. In questo quadro inserisce anche Franco Colapinto, difeso dopo le critiche e giudicato in miglioramento costante.
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La F1 diventata un prodotto globale
Guardando all’evoluzione del circus, Briatore rivendica di aver intuito in anticipo la trasformazione della Formula 1 in un grande business. Ricorda una sua frase di fine anni ’80, “F1 is business”, e sostiene che il tempo gli abbia dato ragione.
Allora, dice, le corse erano soprattutto una questione di meccanici e ingegneri; oggi invece la categoria è un appuntamento globale, un luogo in cui bisogna esserci. In questo cambiamento riconosce il peso di Liberty Media e di Stefano Domenicali, ai quali attribuisce un forte impulso commerciale, mediatico e organizzativo. Il risultato, secondo lui, è un pubblico vastissimo, più giovane e con una componente femminile mai vista prima.
Sinner e gli altri assenti pesanti
Nella parte finale Briatore si sposta sul tennis e cita Jannik Sinner, con cui dice di incrociarsi spesso fuori dall’ambito sportivo. Racconta che il giocatore sta seguendo il suo percorso di riabilitazione e sottolinea come, per questi atleti, la cura fisica sia indispensabile visto il carico di partite e impegni.
Poi allarga il discorso al valore degli assenti nel grande sport: Sinner manca, così come manca Carlos Alcaraz. Il paragone scelto è con la MotoGp senza Valentino Rossi e Marc Márquez, a indicare quanto le grandi sfide perdano intensità quando i protagonisti principali non ci sono.
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