Gabbiadini, la seconda vita dopo il campo: il rimpianto azzurro e la svolta Mancini
L’ex attaccante racconta gli anni tra Napoli, Inghilterra e Sampdoria, senza nascondere il peso della sfida persa contro la Svezia.
La convocazione ricevuta da Roberto Mancini nel 2022 arrivò quando Manolo Gabbiadini non se l’aspettava più. Per l’ex attaccante fu una sorpresa speciale e, soprattutto, l’occasione migliore per alleggerire il ricordo della partita che aveva segnato il suo percorso in Nazionale.
Quel ritorno azzurro ha avuto un peso
Il riferimento è allo spareggio Italia-Svezia, una gara che Gabbiadini considera ancora difficile da accettare. Avrebbe voluto trovare il gol decisivo e spingere gli azzurri verso il Mondiale, ma rifiuta di attribuire la responsabilità della mancata qualificazione ad altri: secondo lui, in quella circostanza avrebbe dovuto offrire qualcosa in più.
L’attaccante seppe soltanto due giorni prima di essere schierato dall’inizio. Una volta indossata la maglia azzurra, però, ritiene che non ci siano attenuanti legate al minutaggio: si deve essere pronti sia per un minuto sia per un’intera partita. La chiamata di Mancini, arrivata cinque anni dopo, gli permise di vivere un momento positivo dopo quella parentesi amara.
Tra Napoli, Inghilterra e Sampdoria
L’esperienza al Napoli resta una scelta che Gabbiadini rifarebbe senza esitazioni. Il club lo cercò con grande convinzione e nei primi sei mesi il rendimento fu subito significativo, con numerosi gol. Il passaggio si concretizzò mentre la Sampdoria aveva individuato in Luis Muriel il sostituto, una soluzione che aveva lasciato soddisfatte entrambe le parti.
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In Inghilterra, invece, trovò un ambiente calcistico che lo colpì profondamente. Ha definito quel periodo fantastico, sottolineando il modo intenso con cui viene vissuto il calcio e indicando la Premier League come il campionato più bello al mondo. Il ritorno alla Sampdoria maturò poi senza particolari dubbi: ricevuta la proposta, accettò subito perché era convinto che sarebbe stato bene.
La vita lontano dal pallone
Dopo l’addio al calcio, arrivato a 34 anni nel dicembre scorso, l’ex giocatore ha modificato le proprie abitudini. In un’intervista a La Repubblica ha spiegato che gli ultimi due anni erano stati complicati soprattutto a causa dei numerosi problemi fisici, mentre oggi riesce a dedicare più tempo ai figli.
Chi gli pronosticava la noia dopo il ritiro si è dovuto ricredere. “Senza calcio sono sereno”, ha raccontato Gabbiadini, che non rimpiange la scelta compiuta e sostiene di poter seguire meglio i bambini nella sua nuova quotidianità.
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