FIGC, il commissariamento lascia il segno: l’ammissione di Malagò
Il commissario federale affronta la crisi istituzionale, il futuro dei giovani arbitri, le riforme del calcio e il rilancio delle Nazionali.
Il commissariamento della FIGC continua a pesare sull’immagine del calcio italiano. Giovanni Malagò, intervenuto a Radio Anch’io Sport su Rai Radio 1, ha riconosciuto le difficoltà legate alla vicenda e ha ammesso di avere gestito male i tempi nel caso Diana Bianchedi. Nel suo intervento ha parlato anche di Nazionali, arbitri, riforme e della necessità di ritrovare una maggiore unità nel sistema.
Il peso del commissariamento resta evidente
Malagò ha definito difficile da spiegare, soprattutto a chi non conosce i meccanismi tecnici, la situazione che ha portato al commissariamento della FIGC. A suo giudizio, ignorare il danno d’immagine sarebbe poco serio, anche perché il calcio italiano detiene già uno storico poco positivo: è la federazione con il triste primato dei commissariamenti.
Il dirigente ha però sottolineato che l’attuale caso presenta caratteristiche differenti rispetto al passato e potrebbe diventare, in futuro, materia di studio. «È complicata da raccontare e da spiegare», ha detto, ricordando che l’eventuale provvedimento avrebbe dovuto essere deciso da dirigenti sportivi attraverso un voto, non da un giudice.
Malagò ha respinto comunque l’idea di un calcio italiano fermo o in declino. Ha citato il buon interesse suscitato dalla Serie A, le possibilità delle squadre italiane nelle competizioni internazionali, il ritorno degli investimenti da parte delle aziende e la presenza di pubblico anche nei campionati di Serie B e Serie C. Secondo il commissario, anche la Nazionale ha recuperato fiducia ed entusiasmo in pochi mesi.
Giovani arbitri, servono risorse
Tra i problemi più delicati figura la situazione dei giovani direttori di gara. Malagò ha richiamato gli episodi di aggressione fisica subiti da alcuni arbitri, fatti che rendono meno attrattiva una carriera già complessa e che alimentano le divisioni interne all’AIA.
Il nuovo presidente Massini è stato elogiato per il successo ottenuto in una sfida elettorale decisa sul filo di lana. La competizione, ha osservato Malagò, ha mostrato un forte esercizio democratico, ma ha anche confermato la profonda frattura esistente nel mondo arbitrale.
A complicare il quadro c’è la disponibilità economica. Il commissario ha spiegato di essere arrivato alla fine di giugno con il bilancio del 2026 già predisposto e non particolarmente favorevole. Da allora sta cercando nuove coperture per sostenere gli interventi necessari.
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Riforme e Nazionali al centro
Sul fronte delle riforme, Malagò non ha indicato una soluzione specifica per la riduzione della Serie A a 18 squadre. Ha però segnalato altri dossier urgenti, tra cui la disciplina degli agenti. L’obiettivo dichiarato è riaprire il confronto tra le componenti federali e costruire una posizione condivisa.
Per questo aveva programmato un incontro informale con i membri del consiglio federale, anche dopo la sua decadenza, così da mantenere aperto il dialogo. La speranza è superare quelle rigidità che, secondo Malagò, hanno spesso rallentato il funzionamento del calcio italiano.
Sul piano sportivo, il commissario ha evidenziato la crescita delle selezioni azzurre. La Nazionale maggiore, dopo un avvio difficile contro il Belgio, ha mostrato segnali incoraggianti nelle tre partite successive. L’Under 21 ha conquistato l’accesso agli Europei e punta anche alla qualificazione ai Giochi olimpici del 2028, mentre il lavoro di Claudio Ranieri, affiancato da Gianfranco Zola, dovrebbe favorire il passaggio dei giovani verso la squadra maggiore.
Il caso Bianchedi e il timing sbagliato
Tra gli aspetti che Malagò considera un errore personale c’è la gestione della candidatura di Diana Bianchedi. Il commissario ritiene che possa rappresentare un collegamento importante tra il calcio, gli altri sport e il mondo dell’impresa, ma ha riconosciuto di avere scelto un momento poco opportuno per avanzare la proposta.
«Ho sbagliato il timing», ha ammesso, riferendosi alla decisione presa in agosto, quando il campionato non era ancora iniziato. La vicenda rientra tra le scelte che, guardando alla propria esperienza, oggi gestirebbe in modo diverso.
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