623notizie oggi Scopri i vantaggi
Sport 3 min di lettura4 ore fa

Eusebio contro Pelé: la Pantera che cambiò il destino del Portogallo

Dalle strade povere di Mafalala alla consacrazione con il Benfica: la parabola del campione portoghese capace di sfidare Pelé e conquistare l’Europa.

Il 2 maggio 1962, ad Amsterdam, Eusebio trasformò una finale già leggendaria in una pagina personale di storia. Il Benfica stava affrontando il Real Madrid, avanti 3-2 all’intervallo grazie a tre reti di Puskás, ma nella ripresa il giovane attaccante prese il controllo della partita: prima realizzò il rigore del sorpasso, poi fissò il risultato sul 5-3 con una punizione potentissima. A vent’anni aveva appena piegato la squadra di Di Stéfano e Puskás, regalando al club portoghese la seconda Coppa dei Campioni consecutiva.

Offerta del giorno19 ottobre

Rowenta

-20% sulle aspirapolveri da Rowenta

Scade tra 73 giorni
********


La sfida con Pelé nasce a Parigi

Pochi mesi prima, al Torneo di Parigi, il mondo del calcio aveva intuito che quel ragazzo poteva stare sullo stesso palcoscenico di Pelé. Nella finale contro il Santos entrò quando i brasiliani erano già avanti 4-0; dopo un’altra rete degli avversari, rispose con una tripletta. Il Santos vinse 6-3, ma l’attenzione degli osservatori si divise tra la stella brasiliana e il centravanti africano.

Da quel momento Eusebio divenne la “Pantera nera”, soprannome scelto dalla stampa inglese per descriverne la rapidità, l’istinto e il modo aggressivo di attaccare la porta. Nella stagione di Pelé, Di Stéfano e Bobby Charlton, il Portogallo trovò così il proprio campione universale, capace di portare la nazionale e il Benfica tra le potenze del calcio mondiale.


L’istinto forgiato a Mafalala

Eusébio da Silva Ferreira nacque il 25 gennaio 1942 a Lourenço Marques, l’attuale Maputo, quando il Mozambico era ancora una colonia portoghese. Trascorse l’infanzia a Mafalala, in un ambiente segnato dalla povertà, e rimase senza padre ancora bambino. Le prime partite arrivarono con gli amici, usando un pallone di stracci e giocando fino a quando la luce lo permetteva.

A dodici anni un allenatore lo considerava troppo esile per schierarlo. “Piangevo perché non mi davano neanche una opportunità”, avrebbe ricordato nel 2008. Quell’esclusione non frenò la sua crescita: con il tempo alla tecnica aggiunse una forza fisica impressionante, uno scatto da 100 metri in 11 secondi e un tiro destro capace di sorprendere i portieri anche da lontano.


Il Benfica lo strappa alla concorrenza

La prima vera occasione arrivò con lo Sporting di Lourenço Marques, dove Eusebio giocò dal 1957 al 1960 segnando 77 gol in 42 partite. Il collegamento con lo Sporting CP sembrava naturale, ma il Benfica agì in anticipo e organizzò il trasferimento in segreto, ricorrendo al nome in codice Ruth Malosso.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.

Quando approdò a Lisbona nel dicembre 1960 aveva appena 18 anni. Il passaggio provocò uno scontro tra i due club della capitale e il giocatore trascorse 12 giorni in un albergo di Lagos, in Algarve, mentre la disputa veniva risolta. La madre Elisa ebbe un ruolo decisivo, preferendo il contratto da professionista del Benfica al periodo di prova proposto dallo Sporting. “Tutto cominciò da mia madre, che fu determinante in tutto ciò che feci nel calcio”, avrebbe raccontato Eusebio.


Guttmann intuì subito il talento

A Lisbona l’attaccante trovò anche l’allenatore capace di accompagnarlo nel salto verso il grande calcio. Bela Guttmann lo osservò con attenzione e, rivolgendosi al collaboratore Fernando Caiado, lo definì semplicemente “oro”. Il tecnico gli concesse fiducia e tempo per adattarsi alla nuova squadra.

Il debutto internazionale confermò rapidamente quella prima impressione. Il 23 maggio 1961 Eusebio segnò tre volte contro l’Atletico CP; pochi giorni più tardi, il 1° giugno, realizzò l’unica rete del Benfica nella sconfitta per 4-1 contro il Vitória Setúbal, in Coppa di Portogallo. La gara fu disputata dalle riserve, all’indomani del successo europeo sul Barcellona. Guttmann restò la figura più influente della sua formazione: “È stato l’allenatore che ha avuto la maggiore influenza su di me”, avrebbe riconosciuto il campione.

La parabola della “Pantera nera” era ormai avviata: dal ragazzo giudicato troppo magro nei campi di Mafalala al fuoriclasse che, con il Benfica, arrivò a contendere a Pelé il primato simbolico del calcio mondiale.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere