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Sport 2 min di lettura3 ore fa

Esposito, la missione di Aquilani: «Può restare anni in azzurro

L’allenatore del Sassuolo ripercorre la crescita di Esposito, Kayode, Cissé, Favasuli e Liberali e guarda ai giovani pronti per la Nazionale.

Sebastiano Esposito non deve vivere la convocazione in Nazionale come un traguardo isolato. Alberto Aquilani, che lo allena al Sassuolo, vede per l’attaccante la possibilità di costruire una presenza duratura in azzurro e racconta il lavoro svolto con lui e con altri giovani oggi in evidenza.

Intervenuto a Sky Sport, il tecnico ha parlato anche del percorso di Kayode e dei tre ragazzi conosciuti durante l’esperienza a Catanzaro: Cissé, Favasuli e Liberali. Il filo conduttore, secondo Aquilani, è la crescita graduale attraverso il lavoro quotidiano.


Esposito può costruire il futuro azzurro

Aquilani ha spiegato di aver indicato a Esposito l’obiettivo della Nazionale fin dal suo arrivo. La chiamata, arrivata prima di quanto si potesse prevedere, dovrebbe ora diventare l’inizio di un percorso più lungo: «Dobbiamo mettergli in testa che può rimanerci per diversi anni», ha detto l’allenatore.

Il tecnico considera Esposito nel momento giusto della carriera per misurarsi con ambizioni importanti. I giovani del Sassuolo, ha aggiunto, stanno mostrando anche in Nazionale il valore espresso ogni giorno in Emilia, e altri elementi della rosa potrebbero seguire la stessa strada.

Aquilani ha poi commentato il momento della selezione azzurra. A suo giudizio, il nuovo corso ha già prodotto risultati rilevanti, ma per consolidarlo serviranno pazienza, fiducia e continuità. Le prime prestazioni hanno alimentato entusiasmo e il tecnico si augura che la squadra possa proseguire sulla stessa linea.

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Da Catanzaro a Kayode: percorsi diversi

Cissé, Favasuli e Liberali rappresentano per Aquilani tre storie differenti, vissute in una fase delicata della loro formazione. L’allenatore li ha accompagnati in Serie B, in una piazza esigente come Catanzaro, osservandone da vicino miglioramenti, difficoltà e sacrifici.

Il ricordo di quel periodo resta positivo proprio perché legato al lavoro condiviso. Aquilani ha sottolineato di conoscere bene la fatica affrontata dai tre ragazzi e si è detto felice di vederli emergere dopo un’esperienza che, per ciascuno, ha avuto caratteristiche proprie.

Il discorso si collega anche a Kayode, seguito da Aquilani quando il giocatore frequentava la Primavera della Fiorentina dopo essere arrivato dal calcio dilettantistico. Il tecnico ne ha ricordato l’umiltà iniziale, la voglia di imparare e una forza fisica già evidente, qualità poi affiancate da una maggiore comprensione del gioco e da un’organizzazione più precisa.

«A me non torna niente, se non l’orgoglio di aver aiutato», ha raccontato Aquilani parlando dei suoi ex giocatori. Con Kayode i contatti sono rimasti frequenti e il tecnico ha spiegato che questi ragazzi continuano ad avere un posto speciale nei suoi ricordi: il merito principale dei loro progressi, però, resta anche il loro.

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