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Sport 3 min di lettura3 ore fa

Dopo Messi, chi resta? I tre giovani indicati per il futuro

L’Argentina cerca un nuovo punto di riferimento dopo l’addio della Pulce, ma la storia mostra quanto sia difficile raccogliere un’eredità quasi impossibile

Il vuoto lasciato da Lionel Messi non riguarda soltanto il numero 10 sulla maglia dell’Argentina. La nazionale perderà anche il suo leader e il giocatore che ha accompagnato alla ribalta una generazione cresciuta ammirandolo, fino ad arrivare a condividere con lui lo spogliatoio. L’ultima partita contro il Benin dovrebbe segnare il saluto della Pulce, che proseguirà la carriera con l’Inter Miami.


Tre nomi per il calcio che verrà

Tra i giovani osservati con maggiore attenzione ci sono Gilberto Mora, Cavan Sullivan e JJ Gabriel. Il primo, trequartista classe 2008 del Tijuana, è considerato una delle principali promesse del Messico e ha già avuto un ruolo importante agli ultimi Mondiali.

Sullivan, nato nel 2009, è un talento statunitense dei Philadelphia Union e ha appena esordito con la nazionale allenata da Pochettino. Ancora più giovane è Gabriel, classe 2010 del Manchester United: il suo nome ha già alimentato una competizione internazionale tra i club interessati a portarlo via dalla squadra inglese. Per tutti e tre, il confronto con Messi rappresenta più un peso che una garanzia.


L’Argentina cerca il prossimo leader

Il problema sarà soprattutto dell’Argentina, che dopo Messi dovrà individuare un nuovo riferimento tecnico e carismatico. La situazione ricorda quella vissuta dopo Diego Maradona, quando Ortega, Aimar, Riquelme, Saviola e D’Alessandro furono accostati al campione senza riuscire a ripeterne l’impatto.

Oggi l’elenco delle promesse comprende Nico Paz, Mastantuono, Echeverry, Prestianni, Valentin Carboni e Subiabre. Sono giocatori dotati e, in alcuni casi, con prospettive da campioni, ma le loro carriere hanno già conosciuto rallentamenti, trasferimenti e ripartenze. Il tempo dirà se riusciranno almeno ad avvicinarsi alla traiettoria di Messi.


Chi ha cambiato strada

Alcuni argentini hanno smesso presto di inseguire quel paragone e hanno costruito un percorso personale. Lamela e Dybala, entrambi mancini e argentini, hanno sviluppato caratteristiche differenti; Lo Celso si è trasformato soprattutto in un centrocampista, mentre Soulé conserva ancora margini per crescere, pur avendo qualità e prospettive meno eccezionali.

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Altri, invece, sono rimasti schiacciati dalle aspettative. Buonanotte, Iturbe e Luka Romero erano stati indicati come fenomeni precoci, ma non hanno raggiunto il livello immaginato all’inizio. Il loro talento si è tradotto in carriere professionistiche rispettabili, lontane però dall’eredità promessa.


La lunga lista dei pretendenti

Il Barcellona ha cercato più volte di replicare il percorso compiuto da Messi nella propria formazione giovanile, La Masia. Prima dell’esplosione di Lamine Yamal, il club aveva puntato su Bojan Krkic, Giovani Dos Santos, Deulofeu, Munir El Haddadi e Ansu Fati: tutti hanno lasciato tracce diverse nelle squadre in cui hanno giocato, senza però diventare il nuovo fenomeno catalano.

L’etichetta è stata applicata anche a talenti di molti Paesi. Torje è stato definito il Messi dei Carpazi, Kvaratskhelia il Messi georgiano, Ninis quello greco, Halilovic quello croato e Mastour il Messi reggiano. Quasi sempre, il paragone ha finito per aumentare la pressione più che il valore dei giocatori.


Yamal rifiuta il confronto

Il caso più vicino, almeno per precocità e appartenenza al Barcellona, è quello di Lamine Yamal. Il giovane talento spagnolo ha preso le distanze dall’accostamento, ribadendo di voler essere riconosciuto per la propria identità e non come copia del campione argentino.

È probabilmente questo il punto centrale: Messi non ha lasciato soltanto numeri e trofei, ma uno standard difficilmente replicabile. Cercare un erede può aiutare a raccontare le speranze del calcio, ma nessuno dei nomi emersi finora ha ancora dimostrato di poter sostenere un confronto simile.

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