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Sport 3 min di lettura2 ore fa

Djokovic, Pechino resta inviolata: il 102° titolo arriva a 39 anni

Il serbo allunga il dominio nella capitale cinese dopo il ritiro di De Minaur, mentre Alcaraz ritrova il successo a Tokyo battendo Lehecka

Carlos Alcaraz ha ritrovato il sorriso a Tokyo, in una stagione segnata anche dall'infortunio al polso. Il successo contro Jiri Lehecka, arrivato per 7-6 6-3, ha consegnato allo spagnolo il 27° trofeo della carriera e ha interrotto un periodo particolarmente difficile.

"Sono davvero felice di poter sollevare di nuovo un trofeo", ha raccontato Alcaraz dopo la partita, sottolineando quanto il ritorno al successo fosse speciale dopo lo stop fisico. Il suo trionfo si inserisce in un momento del tennis mondiale caratterizzato da assenze importanti e rientri attesi: tra questi c'è anche quello di Sinner, previsto nel 2027.


Alcaraz riparte dopo la frenata

La finale di Tokyo era iniziata nel modo peggiore per il murciano, costretto a inseguire il ceco. La reazione è arrivata nel finale del primo set, ribaltato al tie-break, mentre nella seconda frazione Alcaraz ha preso il largo nel settimo game e ha poi amministrato il vantaggio.

Il titolo rappresenta una risposta alle settimane complicate vissute dallo spagnolo. Dopo l'infortunio al polso, l'ex numero uno del mondo è riuscito a tornare a imporsi al termine di una partita nella quale ha dovuto prima rimettere in equilibrio l'inerzia del confronto.


Pechino incorona ancora Djokovic

A Pechino Novak Djokovic ha invece trasformato una settimana piena di ostacoli nell'ennesima conferma della sua longevità. Il serbo ha conquistato il 102° titolo in carriera e il settimo nella capitale cinese, dove il suo bilancio è ora di 34 vittorie e nessuna sconfitta.

Il percorso è stato tutt'altro che agevole: nei turni decisivi Djokovic ha affrontato in successione Alexander Zverev, Daniil Medvedev e Alex De Minaur. Contro il tedesco, destinato a diventare numero uno del mondo, ha rimontato nel secondo set nonostante il 96% di prime palle dell'avversario, chiudendo il parziale con un break nell'ultimo game e completando poi l'opera nel terzo.

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Una finale chiusa in anticipo

L'ultimo atto ha avuto una svolta quando De Minaur, già indietro di un set, è stato costretto a ritirarsi. Djokovic ha così potuto aggiungere il settimo sigillo di Pechino a una striscia immacolata iniziata nel 2009, tornando a sollevare un trofeo dopo il successo ottenuto ad Atene nel novembre scorso.

Durante la premiazione, il campione serbo ha ricordato che erano trascorsi 11 anni dalla sua precedente partecipazione al torneo. Ha spiegato di avere ancora ambizioni molto alte e di immaginarsi sempre con il trofeo tra le mani, soprattutto in una città nella quale non è mai stato battuto.


Il valore del 102° trofeo

A 39 anni, Djokovic ha definito il risultato una ricompensa dal peso particolare, considerando i problemi fisici e di salute affrontati nell'ultimo anno. Ha aggiunto che, quando riesce a stare bene e a colpire la palla nel modo giusto, può ancora competere ai livelli più elevati.

Il successo di Pechino, quindi, non vale soltanto per il numero aggiunto alla bacheca. Per il serbo è la dimostrazione concreta di poter superare dolori, pause mediche e un cammino ricco di avversari di primo piano, mantenendo intatto il dominio nel torneo della capitale cinese.

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