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Sport 4 min di lettura3 giorni fa

Diabete tipo 2, il Cgm riduce i rischi ma l’accesso cambia da Regione a Regione

Al Congresso EASD nuovi dati sul monitoraggio continuo del glucosio: risultati favorevoli su mortalità, controllo glicemico e qualità di vita, con rimborsi ancora disomogenei in Italia.

La disponibilità del monitoraggio continuo del glucosio (Cgm) per le persone con diabete di tipo 2 non è ancora uniforme sul territorio italiano. Mentre nuove ricerche ne rafforzano il possibile valore nella gestione della malattia, le modalità di accesso e di rimborso restano legate alle decisioni delle singole Regioni.

I dati sono stati presentati a Milano durante il 62° Congresso annuale della European Association for the Study of Diabetes (Easd), in corso in questi giorni. Secondo Abbott, le prove a sostegno della tecnologia provengono sia da sperimentazioni cliniche controllate sia dall’esperienza maturata nella pratica quotidiana.


Mortalità, i dati dello studio americano

Una ricerca real-world condotta negli Stati Uniti ha seguito quasi 28mila adulti con diabete di tipo 2 sottoposti a terapia con insulina basale. Il gruppo comprendeva circa 14mila utilizzatori di sistemi Cgm e un numero analogo di persone che non ricorrevano al monitoraggio continuo.

A 12 mesi, l’impiego del Cgm è risultato associato a un rischio di morte più basso del 45%; a 24 mesi la differenza rilevata era del 36%. L’analisi ha inoltre segnalato una diminuzione delle complicanze cardiovascolari, comprese quelle che si verificano nuovamente dopo un primo episodio.

I ricercatori hanno utilizzato la cosiddetta target trial emulation, una procedura pensata per avvicinare l’analisi osservazionale alle caratteristiche di una sperimentazione randomizzata. Le due coorti sono state rese confrontabili considerando 29 caratteristiche iniziali. Si tratta, viene sottolineato, delle prime evidenze che collegano l’uso del Cgm a una minore mortalità in questa popolazione, senza che ciò dimostri da solo un rapporto di causa ed effetto.


Il controllo glicemico migliora

Un altro risultato arriva dal trial multicentrico FreeDM2, svolto in 24 strutture del Regno Unito su 303 persone con diabete di tipo 2 curate con insulina basale. Il confronto ha riguardato la tecnologia Abbott Libre e il tradizionale controllo ottenuto attraverso la puntura del dito.

Dopo quattro mesi, nei partecipanti è stata registrata una diminuzione dello 0,6% dell’HbA1c. Inoltre, il tempo trascorso nell’intervallo glicemico considerato ottimale è aumentato di circa 2,5 ore al giorno, mentre la presenza di valori aggiornati ha fornito più elementi per le decisioni quotidiane.

Le persone coinvolte assumevano insulina basale una volta al giorno insieme a un inibitore Sglt2 oppure a un agonista del recettore Glp-1. Non utilizzavano invece insulina rapida o sulfoniluree per abbassare la glicemia. Abbott riferisce che i risultati hanno mostrato «un miglioramento significativo del controllo glicemico rispetto al tradizionale automonitoraggio della glicemia mediante puntura del dito».

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Anche l’Italia conferma i risultati

Un’indagine condotta in Italia ha preso in esame 88 persone con diabete di tipo 2 sottoposte a terapia insulinica basale e monitorate con il sistema Libre. Dopo tre mesi sono emersi progressi nel controllo della glicemia, una maggiore permanenza nel range terapeutico e un miglioramento della qualità di vita.

Secondo la nota, questi dati sono coerenti con quelli osservati nel progetto FreeDM2 e indicano che i vantaggi rilevati in un contesto controllato possono essere riscontrati anche nella pratica assistenziale ordinaria. Chiara Guglielmi, medical director della divisione Diabetes Care di Abbott Italia, ha sottolineato che le nuove analisi ampliano le conoscenze sul rapporto tra Cgm, mortalità e complicanze cardiovascolari.

Le raccomandazioni cliniche italiane hanno già recepito l’evoluzione delle evidenze. Le indicazioni di Società italiana di diabetologia (Sid) e Associazione medici diabetologi (Amd), pubblicate nel Sistema nazionale Linee guida dell’Istituto superiore di sanità (Iss) e aggiornate a ottobre 2025, sostengono con una raccomandazione forte l’utilizzo del Cgm anche nei pazienti con diabete di tipo 2 che ricevono soltanto insulina basale.


La rimborsabilità resta frammentata

Il punto ancora aperto riguarda l’applicazione concreta di queste indicazioni. In Italia i requisiti per ottenere il rimborso dei dispositivi non sono uguali ovunque: in alcune Regioni l’accesso rimane riservato soprattutto a chi segue una terapia insulinica multi-iniettiva, mentre in altre è stato esteso anche a chi utilizza solo insulina basale e, in circostanze cliniche specifiche, a persone che non assumono insulina.

Andrea Giaccari, diabetologo del Policlinico Gemelli di Roma e coordinatore delle linee guida italiane sulla terapia del diabete di tipo 2, ha spiegato che «la vera sfida diventa ora tradurre queste indicazioni nella pratica quotidiana affinché tutti gli italiani, indipendentemente dalla loro Regione di appartenenza, possano beneficiarne». Il professore ha inoltre collegato la riduzione degli eventi cardiovascolari a possibili ricadute sia sulla salute sia sui costi di gestione del sistema sanitario.

Anche Lina Delle Monache, rappresentante delle associazioni dei pazienti e componente dei panel impegnati nelle linee guida italiane sul diabete e sul monitoraggio della glicemia, ha evidenziato la differenza territoriale nell’accesso. A suo giudizio, le prove disponibili rendono necessario un aggiornamento coordinato dei Lea e dei criteri di rimborsabilità regionali; la parte finale della sua dichiarazione, riportata nel testo disponibile, risulta interrotta.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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