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Sport 3 min di lettura2 ore fa

De Laurentiis: il calcio deve conquistare attenzione e futuro

A Roma il presidente del Napoli ha rilanciato la sua idea di sport come spettacolo, impresa e sfida quotidiana contro le nuove forme di intrattenimento.

Il calcio professionistico non può vivere soltanto della propria tradizione: deve trasformarsi in uno spettacolo capace di competere per l’attenzione del pubblico. È questa la convinzione espressa da Aurelio De Laurentiis durante un incontro a Roma organizzato dal TEHA club, dove il presidente del Napoli ha parlato del rapporto tra cinema, sport e costruzione del valore nel tempo.


Lo sport deve durare più dei campioni

Secondo De Laurentiis, il risultato agonistico resta centrale, ma non esaurisce la natura dello sport professionistico. La partita deve essere anche un prodotto d’intrattenimento, senza che questo ne riduca il significato competitivo.

Il dirigente ha sottolineato che un fuoriclasse può restare in una squadra per cinque anni, mentre una società deve progettare la propria esistenza su un orizzonte di almeno cinquant’anni. Per questo, ha spiegato, il valore di un’organizzazione non può dipendere esclusivamente dalla presenza di un singolo campione.


Il prezzo non misura il talento

L’esperienza maturata nel cinema ha influenzato anche il modo in cui De Laurentiis valuta calciatori, allenatori e investimenti. Un budget elevato, a suo giudizio, non garantisce automaticamente un risultato superiore: «Un film che costa cento milioni non è necessariamente migliore di un film che ne costa dieci».

Lo stesso principio, ha aggiunto, vale per il mercato dei giocatori: «Un calciatore che costa cento milioni non è necessariamente dieci volte più bravo di uno che costa dieci». Individuare il talento richiede competenza e coraggio, compresa la disponibilità ad assumere decisioni impopolari. In vent’anni, il Napoli ha commesso errori nella scelta di giocatori, tecnici, dirigenti e operazioni economiche, ma una struttura solida può assorbirli e correggerli, mentre una società fragile rischia di esserne travolta.


La partita non basta più

Il pubblico, ha osservato il presidente azzurro, non separa più rigidamente cinema, televisione, calcio, videogiochi e piattaforme digitali. Tutto confluisce nello stesso schermo, spesso quello del telefono, che è diventato il principale spazio attraverso cui le persone ricevono contenuti e storie.

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Per una squadra, quindi, la concorrenza non arriva soltanto dalle avversarie sul campo. Il Napoli deve misurarsi con Inter, Juventus e Milan per vincere le partite, ma anche con YouTube e con i contenuti prodotti ogni giorno da singoli utenti capaci di raggiungere milioni di persone dalla propria stanza.


I giovani scelgono il percorso

De Laurentiis ha respinto l’idea secondo cui le nuove generazioni avrebbero perso la capacità di concentrarsi. Un ragazzo può trascorrere ore con un videogioco, seguire numerosi episodi di una serie o affezionarsi per anni a un autore digitale: il problema, dunque, non è l’assenza di attenzione, ma il fatto che non possa più essere data per scontata.

L’approccio dei più giovani al calcio può inoltre svilupparsi in modo diverso rispetto al passato. Un giocatore può essere scoperto attraverso un videogioco, diventare noto grazie a un filmato su YouTube, essere seguito sui social network e soltanto in un secondo momento portare il pubblico davanti a una partita. Per De Laurentiis, il compito delle società è conquistare quell’interesse, non pretendere di riceverlo automaticamente.


Napoli, dalla passione all’impresa

Il presidente ha ricordato anche la ricostruzione del Napoli, acquistato dopo il fallimento e rilanciato dalla Serie C1. Nel 2007 la squadra era già tornata in Serie A; in seguito sono arrivati la presenza stabile nelle competizioni europee, la Champions League e gli scudetti del 2023 e del 2025.

La passione dei tifosi, ha chiarito, esisteva già e poteva riempire lo stadio persino in Serie C. Non è però sufficiente a sostenere da sola un bilancio, finanziare l’acquisto di un calciatore, realizzare un centro sportivo o garantire il funzionamento di una società. «La passione può riempire uno stadio, ma da sola non costruisce un’impresa», è il senso del ragionamento sviluppato dal patron, che ha collegato questa esperienza alle lezioni apprese nel cinema.

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