De Laurentiis all’attacco: politica e calcio, il caso Malagò esplode
Il presidente del Napoli accusa governo e federazione di mettere in difficoltà lo sport, difende Malagò e chiede una revisione profonda di regole e calendari.
Aurelio De Laurentiis ha scelto il palco del premio alla carriera ricevuto a Roma dall’Associazione della Stampa estera per lanciare un affondo contro politica e sistema sportivo. Nel mirino sono finiti i ministri Giorgetti e Abodi, ma soprattutto la gestione del calcio italiano, che il presidente del Napoli considera condizionata da logiche estranee al campo.
Malagò nel mirino dei giochi di potere
Il passaggio più duro riguarda Giovanni Malagò. De Laurentiis lo descrive come la figura che avrebbe saputo riportare la Figc su una strada corretta e sostiene che attorno a lui si stia alimentando un tentativo di farlo uscire di scena. Secondo il patron azzurro, dietro questa pressione ci sarebbe il desiderio di occupare il suo posto.
Nel suo intervento, De Laurentiis ha collegato questo scenario alla tendenza, a suo dire crescente, a mescolare sport e politica. «Troppa politica, Abodi e Giorgetti creano solo problemi», è il senso della sua posizione, espressa davanti ai giornalisti a margine della cerimonia romana. Il presidente del Napoli ha anche rimproverato alla politica di comparire con entusiasmo quando c’è da ottenere visibilità, salvo poi restare lontana dal sostegno concreto.
Regole da cambiare e calendari troppo pesanti
L’altro fronte aperto dal dirigente riguarda la struttura del calcio moderno. De Laurentiis ha chiesto di rivedere regolamenti che, a suo giudizio, finiscono per favorire Uefa e Fifa a danno dei campionati nazionali, definiti il vero centro del tifo. Il suo ragionamento parte da un dato che considera allarmante: la stagione è arrivata quasi a 80 partite.
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Da qui la domanda sulle conseguenze per i calciatori, chiamati a reggere un carico agonistico e mentale sempre più alto. De Laurentiis si chiede se siano davvero in grado di sostenere un simile ritmo e, insieme, di garantire rendimento al club e alla Nazionale. A suo avviso, il tema viene evitato perché chi governa non avrebbe interesse a fermare un movimento capace di produrre consenso.
In chiusura, il presidente del Napoli ha contestato anche l’organizzazione delle selezioni azzurre. A suo giudizio non avrebbe senso moltiplicare le Nazionali per fasce d’età e, nel gruppo principale, dovrebbero trovare posto i profili più giovani, non i giocatori più avanti con gli anni. Per lui, dunque, la riforma deve partire da un ripensamento complessivo del sistema.
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