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Sport 2 min di lettura6 giorni fa

De Laurentiis all’attacco: Cardinale e i fondi nel mirino, ecco perché

Il presidente del Napoli ha contestato l’idea dei fondi nel calcio e ha criticato la gestione da puro investitore, rilanciando il tema della commercializzazione dei club più forti.

Aurelio De Laurentiis ha messo in discussione il modello dei capitali entrati nel calcio, sostenendo che non abbiano prodotto vantaggi concreti. Parlando dei proprietari-finanziatori, ha contrapposto la logica dell’investimento a quella dell’impresa vera, arrivando a bollare come inutili i benefici promessi.


La critica ai fondi e a Cardinale

Tra i passaggi più duri, il presidente del Napoli ha tirato in ballo Gerry Cardinale, raccontando di averlo invitato a cena per tre anni e di aver ascoltato da lui ragionamenti che, a suo dire, non reggevano. Secondo De Laurentiis, il numero uno del Milan avrebbe guardato al club con l’approccio di un finanziere, non di un imprenditore.

Nel suo racconto, il problema non riguarda solo una singola proprietà ma un atteggiamento più ampio: chi entra nel calcio senza conoscerne davvero le dinamiche finirebbe per ragionare solo in termini di rendimento economico. De Laurentiis ha ribadito di essersi mosso, fin dall’inizio, frequentando le assemblee di Lega per capire un ambiente che non conosceva.


Il calcio, le leggi e il modello industriale

Prima dell’affondo sui fondi, De Laurentiis ha spiegato di essere fatto così per indole: lavora per passione, non per abitudine, e applica lo stesso approccio tanto al cinema quanto allo sport. Ha anche criticato la rigidità del sistema italiano, sostenendo che per fare impresa serva cambiare ciò che non funziona, mentre nel Paese troppe regole vecchie ostacolano ogni intervento.

Per sostenere la sua idea ha richiamato il lavoro svolto nella FilmAuro, dicendo di aver sempre scelto personalmente i progetti e di non aver mai prodotto film arrivati da fuori. Ha citato anche il rapporto con Carlo Verdone, presentato come una collaborazione costruita a partire da un’idea sviluppata insieme, con la società che poi finanzia, realizza e distribuisce il prodotto.

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Dazn, tournée e club più forti

De Laurentiis ha poi allargato il discorso alla Serie A e ai rapporti con i media, citando Dazn e la questione degli ascolti in calo rispetto all’anno precedente. A suo avviso, il calcio italiano deve interrogarsi su come valorizzare meglio il prodotto, soprattutto perché alcune società trainano tutto il movimento.

In questo quadro ha sostenuto che Juventus, Milan, Inter, Napoli e Roma, cioè i club con più tifosi e maggiore peso commerciale, dovrebbero farsi carico direttamente della vendita e della promozione del calcio. Ha collegato il ragionamento alla sua esperienza nel cinema, dove – ha spiegato – è lui stesso a commercializzare il lavoro realizzato.

Infine ha raccontato di aver rifiutato un’offerta da sei milioni di dollari per giocare una partita in Australia e un’altra a Singapore, giudicandola incompatibile con la preparazione della stagione. Ha ricordato anche altre amichevoli organizzate in Trentino e in Abruzzo, con biglietti pay-per-view venduti a 10 euro, per ribadire che il denaro da solo non basta a definire un’operazione sensata.

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