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Sport 2 min di lettura2 ore fa

Dalla pista alla dirigenza: Levorato svela la lezione dello sport

La vicepresidente della Fidal racconta come atletica, regole e relazioni possano preparare gli atleti anche alla vita professionale.

Per Manuela Levorato, il valore dell’atletica non si misura soltanto con medaglie e risultati. La sua esperienza, prima da atleta e poi da dirigente, l’ha portata a considerare lo sport uno strumento decisivo nella crescita personale e nella preparazione al futuro lavorativo.

La vicepresidente della Fidal Nazionale ne ha parlato a Milano, al Teatrino Visconti, durante la presentazione del progetto “Il futuro dell’atletica va in scena”, nato dalla collaborazione tra Atletica Teatro alla Scala e Bracco Atletica, con il coinvolgimento della Fondazione Bracco.


Dalla carriera alla dirigenza

Levorato ha ricordato di essere approdata ai ruoli dirigenziali anche grazie agli esempi incontrati nel proprio percorso. In particolare, ha riconosciuto l’importanza dell’influenza esercitata da Franco Angelotti, presidente di Bracco, quando lei era ancora un’atleta della società, nei primi anni Duemila.

La dirigente ha sottolineato come il rapporto tra atletica, Teatro alla Scala e Fondazione Bracco nasca dalla condivisione di principi comuni. Secondo Levorato, l’obiettivo non riguarda soltanto la crescita agonistica: soprattutto nel caso delle sportive, la pratica deve contribuire a costruire persone consapevoli.

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Lezioni utili oltre lo sport

Nel corso del suo intervento, Levorato ha spiegato che l’attività sportiva insegna a confrontarsi con gli altri, a rispettare le regole e a sviluppare costanza e disciplina. Competenze che, a suo giudizio, possono rivelarsi preziose anche quando arriva il momento di entrare nel mondo del lavoro.

“Con lo sport si imparano aspetti come i rapporti e le discipline utili poi nel mondo del lavoro”, ha affermato, richiamando un messaggio che porta anche nelle scuole. I risultati e la competizione restano importanti, ma non esauriscono il significato di un percorso durato, nel suo caso, 21 anni.

Per la vicepresidente della Fidal, questa formazione rappresenta una responsabilità da coltivare nel tempo. La collaborazione con la Fondazione Bracco si inserisce quindi in una prospettiva che mette al centro non solo la prestazione, ma anche la crescita individuale degli atleti.

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