Conte e il prossimo club: cerca una sfida da vincere
Il tecnico valuta anche un arrivo a stagione iniziata, ma soltanto in una società con ambizione, identità e obiettivi di vertice.
Antonio Conte non esclude di rientrare in corsa anche durante una stagione già iniziata, purché il progetto abbia un valore concreto ai suoi occhi. Il tecnico vuole una squadra capace di puntare ai traguardi più alti, non un incarico destinato alla semplice partecipazione: l’obiettivo deve essere tornare a competere per vincere.
La scintilla prima del risultato
Per il 57enne, una società con un passato importante ha il dovere di provare a riconquistare quel ruolo quando attraversa un periodo lontano dai propri standard. Trofei, titoli e successi rappresentano un patrimonio da rispettare, ma anche una responsabilità verso l’ambiente e i sostenitori.
Conte ritiene che il compito dell’allenatore sia alimentare quotidianamente la fiducia del gruppo. La convinzione da trasmettere a calciatori, dirigenti e tifosi è racchiusa nella frase: «Possiamo vincere».
In Inghilterra i mezzi sono enormi
La Premier League continua a esercitare un richiamo particolare sull’allenatore, nonostante l’esperienza negativa vissuta sulla panchina del Tottenham. Secondo Conte, il campionato inglese dispone di risorse finanziarie superiori a quelle degli altri principali tornei europei.
Il denaro, però, non basta se viene amministrato male. «Usano i bazooka, mentre altrove hanno ancora le pistole», ha osservato Conte, sottolineando al tempo stesso la necessità di investire con criterio e di costruire un progetto coerente.
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Il tecnico deve guidare il progetto
Nella visione dell’allenatore, la figura del tecnico non può essere marginale. Chi siede in panchina deve avere un peso reale nelle decisioni, indicare una direzione precisa e sviluppare una filosofia condivisa; se il rapporto non funziona, la società può scegliere di interromperlo, ma finché resta in carica deve riconoscerne la centralità.
Questa impostazione riguarda l’intero organico, non soltanto i calciatori più importanti. Conte cita il modello del Como e il ruolo di Cesc Fabregas, mentre ricorda che al PSG la presenza di Mbappé, Messi e Neymar non è stata sufficiente per conquistare la Champions League. A suo giudizio, equilibrio e sintonia contano più della semplice somma dei grandi nomi.
Un passato da riportare in luce
L’idea di Conte è tornare in una società che abbia smarrito parte della propria identità e contribuire a valorizzarla nuovamente. La ricerca non riguarda quindi soltanto il prestigio del campionato o la disponibilità economica, ma anche la possibilità di riaccendere un legame storico con la piazza.
Il tecnico pugliese ha espresso questo pensiero a Londra, durante una conversazione con The Athletic, ripercorrendo il cammino compiuto da calciatore e da allenatore. Dieci anni fa il Chelsea guidato da Conte conquistava l’ultima Premier League della propria storia, un riferimento che mantiene vivo il rapporto dell’allenatore con il calcio inglese.
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