Caso Malagò, Miele sfida il Coni: ora si valuta il commissariamento
La diffida dell’ex candidato riapre il dossier Figc, mentre quattro pareri legali riconoscono l’assenza del requisito per l’elezione ma lasciano aperta la scelta sulle conseguenze.
Renato Miele, candidato alla presidenza della Figc rimasto fuori dalla corsa elettorale, ha formalmente sollecitato il Coni ad avviare il commissariamento della Federazione. Nella diffida indirizzata alla Giunta e al Consiglio Nazionale sostiene che l’obbligo sia ormai imposto dalla legge, dopo l’emersione di violazioni gravi attribuite agli organi direttivi federali.
Il Coni dovrà pesare la violazione
I pareri giuridici consegnati al Coni non indicano tuttavia il commissariamento come esito automatico. Secondo la ricostruzione contenuta in uno dei documenti, l’eventuale intervento rientrerebbe tra gli atti che gli organi competenti devono valutare: la Giunta potrebbe avanzare una proposta, mentre al Consiglio Nazionale spetterebbe la decisione finale.
Il passaggio decisivo sarà quindi stabilire quanto sia grave la violazione contestata. L’articolo 7 dello Statuto del Coni richiede infatti infrazioni capaci di compromettere in modo rilevante l’autonomia, la regolarità o il corretto svolgimento delle funzioni istituzionali di un ente sportivo. La valutazione, secondo i legali, dovrà restare tecnica e giuridica, senza trasformarsi in una scelta politica.
L’elezione di Malagò resta contestata
Al centro della vicenda c’è il requisito del tesseramento richiesto per candidarsi alla guida della Figc. I quattro pareri, firmati da Franco Gaetano Scoca, Luigi Medugno, Massimo Coccia e Alberto Angeletti, convergono sulla necessità di un tesseramento valido già al momento della presentazione della candidatura.
La Procura Generale dello sport interpreta quella previsione in modo diverso rispetto alla Procura Figc, che aveva distinto la condizione di essere “in regola con il tesseramento” dall’effettiva titolarità del tesseramento. Per Coccia si tratta di una condizione personale necessaria sia per la candidatura sia per l’elezione; Scoca sintetizza così la conclusione: «L’elezione del non tesserato è invalida».
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I ricorsi di Miele nel dossier
Angeletti richiama anche la mancata contestazione della candidatura entro il termine previsto dallo Statuto. La Commissione Federale di Garanzia deve verificare eventuali incompatibilità immediatamente e comunque entro 7 giorni dall’elezione; il legale precisa però di non sapere se un’impugnazione sia stata presentata nei tempi stabiliti.
Medugno attribuisce invece rilievo ai ricorsi depositati da Miele nei mesi precedenti. Pur ritenuti inammissibili, quegli atti avrebbero segnalato con precisione il possibile vizio dell’elezione. Nel parere si contesta inoltre alla Procura Federale di non aver intrapreso iniziative, alla Federazione di non aver risposto alle richieste di accesso e di non essersi costituita nei giudizi esofederali.
Resta dunque riconosciuta l’irregolarità legata al requisito del tesseramento, ma non è ancora definita la risposta istituzionale. Gli organi del Coni dovranno stabilire se si sia trattato di omissioni, negligenze o imperizie oppure di una condotta capace di raggiungere la soglia della grave violazione dello Statuto e dei principi fondamentali dello sport.
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