Buffon difende Gattuso: «Per quella Nazionale era la scelta giusta»
L’ex portiere rilancia il lavoro del tecnico della Lazio, lo paragona a Lippi e respinge le critiche dopo la gara in Bosnia.
Gianluigi Buffon torna sulla scelta di Rino Gattuso come commissario tecnico dell’Italia e rivendica la bontà della propria indicazione. Quando ricopriva il ruolo di capodelegazione della Nazionale, l’ex portiere aveva spinto per il nome dell’ex centrocampista, senza però avere il potere di nominarlo: «Io lo avevo suggerito, non scelto», ha chiarito.
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Buffon: Gattuso era il profilo giusto
Secondo Buffon, Gattuso possedeva le caratteristiche necessarie per intervenire in una Nazionale reduce da una fase complicata. L’esperienza accumulata in panchina, il carattere e la capacità di creare rapidamente un legame con i giocatori avrebbero potuto restituire alla squadra fiducia, identità e senso di appartenenza.
L’ex juventino ha spiegato di aver osservato nel tempo le formazioni allenate da Gattuso, notandone organizzazione, disponibilità al sacrificio e qualità nella gestione del gruppo. La sua convinzione, inizialmente accompagnata da qualche cautela, sarebbe diventata piena dopo aver visto il tecnico lavorare direttamente con i calciatori: «Lo proporrei per quella particolare situazione mille altre volte», ha detto.
Il paragone con Marcello Lippi
Buffon ha poi accostato Gattuso a Marcello Lippi soprattutto per il modo di guidare lo spogliatoio. A suo giudizio, entrambi sanno trasmettere energia e coinvolgere ogni elemento della rosa, fino a creare una partecipazione totale attorno all’allenatore.
L’ex portiere ha ridimensionato anche l’idea che il commissario tecnico debba rispondere a un modello estetico o caratteriale preciso. Nel calcio di alto livello, ha osservato, la preparazione tattica degli allenatori è generalmente solida; a fare la differenza sono il rapporto con la squadra e la capacità di comunicare le proprie idee. Buffon ha inoltre ricordato di aver lavorato con nove commissari tecnici e di avere quindi maturato un punto di osservazione particolare.
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La difesa della prova in Bosnia
Nel giudicare il percorso di Gattuso, Buffon ha invitato a considerare il contesto della partita disputata in Bosnia. L’Italia ha giocato in dieci per circa 80 minuti, ha sprecato tre occasioni da gol e, secondo l’ex portiere, non ha beneficiato dell’espulsione che avrebbe dovuto coinvolgere Palestra. Per questo, a suo parere, parlare di una prestazione disastrosa sarebbe una conclusione eccessiva.
Buffon ha ammesso di avere avuto dalla panchina la sensazione che, dopo il rosso a Bastoni, sarebbe stato utile passare alla difesa a quattro. Tuttavia, ha sostenuto che il giudizio sul tecnico dipenda spesso dal risultato: con un altro allenatore, una vittoria larga sull’Estonia o i successi contro Israele sarebbero stati accolti come segnali incoraggianti, mentre con Gattuso quelle stesse partite sarebbero state considerate semplicemente agevoli.
La Lazio ha ritrovato fiducia
Parlando della Lazio, Buffon ha descritto una squadra trasformata dall’arrivo di Gattuso e del suo staff. A suo avviso, il nuovo gruppo di lavoro ha trovato il modo di restituire ai giocatori coraggio, agonismo, idee e collaborazione, al punto da farli sentire nuovamente parte di una squadra.
L’ex portiere non ha indicato lo scudetto come un obiettivo realistico, ricordando che a inizio stagione collocava la Lazio tra il nono e l’undicesimo posto nelle gerarchie. Ha però fissato parametri precisi: chiudere tra le prime sette sarebbe un risultato importante, entrare nelle prime sei avrebbe un valore ancora maggiore e conquistare la Champions League rappresenterebbe un traguardo eccezionale. «Se faccio una squadra, un Gattuso lo vorrei sempre», ha concluso, respingendo l’immagine di un giocatore privo di qualità solo perché lontano dai gesti tecnici più spettacolari.
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