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Sport 2 min di lettura4 ore fa

Bove, il calcio dopo il dramma: «Quella sera è un vuoto

Al Festival dello Sport di Trento, l’ex Roma e Fiorentina ha raccontato il malore, il percorso personale e il documentario dedicato alla sua ripartenza.

La sconfitta nella finale di Europa League resta per Edoardo Bove uno dei ricordi più dolorosi, ma anche uno dei passaggi che più hanno contribuito alla sua crescita. Il centrocampista ha spiegato di conservare un legame particolare con quella partita, nella quale era riuscito a sentirsi più coinvolto rispetto alla finale di Conference League vinta dalla Roma.


Roma, tra idoli e partite indimenticabili

Bove ha ripercorso gli anni nella capitale ricordando i tre calciatori che lo hanno ispirato maggiormente: Daniele De Rossi, Radja Nainggolan e Andrea Pirlo. Tra le gare rimaste più impresse ha citato la semifinale di Europa League contro il Bayer Leverkusen, definita un’esperienza impossibile da dimenticare.

L’ex giallorosso ha ammesso che gli piacerebbe rigiocare anche un derby perso con la Roma, oltre alla finale europea. La vittoria in Conference League, invece, rappresenta per lui una gioia legata soprattutto alla città, mentre il ko nell’ultimo atto di Europa League è stato una vera batosta. «Quel momento non è ancora arrivato», ha detto parlando del giorno in cui il calcio potrebbe smettere di essere una passione e trasformarsi in un peso.


Il vuoto dopo il malore

Oggi Bove indossa la maglia del Watford e si trova in Inghilterra dopo l’impianto di un defibrillatore sottocutaneo, reso necessario dal collasso accusato durante Fiorentina-Inter del 1 dicembre 2024. Intervenuto al Festival dello Sport di Trento, ha raccontato di non avere memoria dell’accaduto: «Mi sono risvegliato in ospedale senza sapere cosa fosse successo».

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Quel periodo lontano dal campo lo ha costretto a rivedere la propria quotidianità. Il documentario in uscita è nato anche da questa esigenza: attraverso le telecamere, Bove è riuscito a esprimere emozioni che da persona introversa faticava a condividere persino con la famiglia. Ha scelto di mostrare una parte privata del proprio percorso non per essere considerato un esempio, ma per incoraggiare chi affronta momenti difficili a guardarsi dentro e a chiedere sostegno.


Il primo soccorso come nuova missione

L’esperienza vissuta in campo lo ha avvicinato al tema del primo soccorso, che prima conosceva poco. In seguito ha partecipato a incontri e iniziative organizzate da associazioni del settore, ascoltando anche i racconti di familiari che hanno perso una persona per l’assenza di un intervento tempestivo.

Bove ha sottolineato quanto siano decisivi i primi minuti: senza un’azione immediata, ha spiegato, le condizioni possono diventare irreversibili. Il documentario diventa così non soltanto il racconto di una vicenda personale, ma anche uno strumento per portare attenzione sulle difficoltà che possono colpire improvvisamente un giovane.

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