Bologna, Sartori spazza via i dubbi: «Resto qui a vita
Il direttore tecnico rossoblù chiarisce il proprio futuro e ricostruisce le scelte su Rowe, Raimondo e Tedesco.
Giovanni Sartori non vede il proprio percorso lontano dal Bologna. Il direttore tecnico ha ribadito la volontà di proseguire in rossoblù, affrontando anche alcuni dei temi più delicati delle ultime settimane: dalla gestione di Johnny Rowe all’addio di Domenico Tedesco, passando per il prestito di Antonio Raimondo.
Sartori blinda il suo futuro
Il contratto del dirigente scadrà nel 2027, ma la scadenza non sembra mettere in discussione il suo legame con il club. Sartori ha spiegato che le eventuali trattative per il rinnovo vengono normalmente affrontate più avanti nella stagione, indicativamente a marzo.
Sul suo domani ha però usato parole nette: «Io qui voglio restare a vita. E lo ribadisco. Non scappo di certo». Ha inoltre respinto l’idea di un Bologna diviso in gruppi riconducibili a Joey Saputo, Claudio Fenucci, Marco Di Vaio e allo stesso Sartori: secondo il direttore tecnico, la società resta una sola realtà e le decisioni vengono prese attraverso il confronto tra le sue componenti.
Rowe e Raimondo, scelte spiegate
La cessione di Rowe è maturata soltanto dopo un cambio di scenario. Per gran parte della sessione estiva, ha ricordato Sartori, l’attaccante non aveva ricevuto proposte concrete; negli ultimi giorni, invece, il rapporto con il club e con alcuni compagni si era complicato, mentre il giocatore chiedeva con insistenza di partire. L’offerta economica arrivata in seguito ha convinto il Bologna ad aprire alla partenza.
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Diverso il caso di Raimondo, considerato ancora un patrimonio della società. Il prestito secco è stato ritenuto utile per permettergli di accumulare esperienza, seguendo un percorso paragonato a quello compiuto da Pio Esposito, rimasto per due stagioni nella stessa piazza, La Spezia.
Il capitolo Tedesco resta doloroso
L’esonero di Domenico Tedesco, arrivato dopo il confronto successivo alla gara contro il Napoli, viene descritto come l’esito di dubbi maturati nel tempo. In quell’incontro sarebbero emerse perplessità significative, legate anche alla compatibilità tra le idee dell’allenatore e le caratteristiche della squadra.
Sartori ha definito la separazione una sconfitta collettiva e ha sottolineato la difficoltà umana della decisione, soprattutto per il rapporto con una persona da lui stimata. La sua spiegazione è che, quando tecnico e gruppo non riescono a entrare in sintonia, la collaborazione può interrompersi anche per divergenze sui principi di gioco.
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