Bollo auto, la stretta divide: perché le associazioni parlano di errore
Le organizzazioni ambientaliste contestano l’abolizione, anche temporanea, del tributo sui veicoli e indicano un’altra strada: usare quelle risorse per ridurre il costo del trasporto pubblico e favorire spostamenti meno inquinanti.
Le parole più dure arrivano in coda alla presa di posizione: secondo Anna Gerometta, presidente di Cittadini per l’Aria, manca una comunicazione all’altezza dell’emergenza smog ed energia. La sua preoccupazione è netta: il governo, sostiene, rischia di trascinare il Paese verso conseguenze gravi senza una piena consapevolezza scientifica del problema.
Su questa linea si muove anche il fronte delle associazioni, che chiede di ritirare la misura. Per Marco Talluri, di Kyoto Club, l’obiettivo dovrebbe essere opposto: destinare risorse a trasporto pubblico e mobilità sostenibile per avvicinare le città ai nuovi limiti europei e proteggere la salute dei cittadini.
La protesta delle associazioni ambientaliste
Il dissenso contro l’abolizione, anche se limitata nel tempo, del bollo auto e moto viene espresso con forza da Chiara Lorenzin, che fa parte del direttivo di Cittadini per l’Aria. La sua idea è che il Paese non sia fatto solo di automobilisti: prima ancora, ricorda, tutti sono pedoni, e un sostegno economico al trasporto pubblico locale avrebbe coinvolto l’intera popolazione.
Nel comunicato condiviso con Clean Cities, ISDE Italia, Kyoto Club, Torino Respira, Legambiente, Greenpeace e WWF Italia, le critiche sono ancora più ampie. Le associazioni contestano il fatto che il governo abbia già destinato oltre 2,2 miliardi allo sconto sulle accise dei carburanti e ora preveda 2,3 miliardi per cancellare il bollo, in nome di un principio che definiscono incompatibile con chi inquina paga.
Perché quei soldi andavano altrove
A loro giudizio, il problema non è soltanto ambientale ma anche sociale. Il taglio del tributo sulle auto, sostengono, mette sullo stesso piano una piccola vettura appena immatricolata e un mezzo con vent’anni di vita, senza aiutare davvero chi ha meno disponibilità economiche, né chi si sposta già in treno, autobus, bicicletta o a piedi.
Claudio Magliulo, di Clean Cities, spiega che nell’ultimo anno sono stati ridotti il Fondo Nazionale Trasporti e il fondo dedicato a tram e metropolitane di Roma, Milano e Napoli con l’argomento che le risorse fossero insufficienti. Poi, però, secondo il suo racconto, sono stati trovati cinque miliardi di euro, pari all’ammontare annuo del Fondo, per l’esenzione parziale e temporanea dal bollo auto e per una riduzione minima delle accise.
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Lo stesso Magliulo sostiene che queste misure abbiano un effetto modesto sui prezzi alla pompa e non incidano davvero sui costi per le famiglie. Da qui l’appello: se non per l’ambiente, dice, l’esecutivo dovrebbe intervenire per il portafoglio degli italiani, esposti a nuove tensioni geopolitiche.
I dati che pesano sul governo
Le associazioni richiamano anche il quadro sanitario e climatico. Secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente, l’Italia resta il Paese dell’Unione europea con il numero più alto di morti premature attribuite al PM2.5. Inoltre, nei territori della Pianura Padana, i registri delle emissioni indicano che i trasporti sono la principale fonte di CO2 e di sostanze che contribuiscono al riscaldamento globale.
La contestazione si inserisce nel momento in cui è in discussione il recepimento della nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria. I limiti annuali dovranno scendere: il PM2.5 passerà da 25 a 10 μg/m³, mentre gli ossidi di azoto caleranno da 40 a 20 μg/m³. Per le associazioni, proprio per questo, la scelta del governo va nella direzione opposta a quella necessaria per evitare sanzioni e migliorare la qualità dell’aria.
Federico Spadini, campaigner Clima di Greenpeace Italia, propone invece un altro uso delle risorse: potenziare il trasporto pubblico, renderlo più efficiente e capillare, e accelerare la conversione elettrica dei mezzi. Tra le soluzioni indicate c’è anche il cosiddetto biglietto climatico, un abbonamento esteso a un’area ampia, anche nazionale, a prezzo molto basso per consentire soprattutto alle fasce meno abbienti di muoversi con più libertà.
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