Bierhoff avverte l’Italia: «Per risalire servirà una svolta lunga
L’ex attaccante tedesco racconta i colloqui con Maldini e indica nella pazienza, negli investimenti e nella formazione la strada per rilanciare il movimento azzurro.
La sfida con la Francia resta un banco di prova severo per l’Italia. Oliver Bierhoff, intervenuto al Festival dello Sport di Trento, non ha escluso un risultato largo a favore dei francesi: «Con la Francia non si può mai sapere, può vincere anche 4-0 perché è davvero forte». L’ex attaccante ha indicato anche la Spagna tra le nazionali oggi più attrezzate e ha definito complesso il lavoro di Roberto Mancini.
Il talento non basta più
Secondo Bierhoff, nel breve periodo è difficile attendersi una svolta immediata, perché alle due nazionali manca oggi una presenza consistente di giocatori capaci di incidere ai massimi livelli nei grandi club europei. Il tedesco ha invitato a non confondere le buone prestazioni con la presenza di autentici campioni.
Nel confronto con le generazioni precedenti, l’ex dirigente ha ricordato l’Italia di Baggio, Del Piero, Pirlo e Cannavaro, arrivata in Germania con interpreti di valore assoluto. Anche la sua nazionale, ha osservato, poteva contare su figure come Matthäus, decisivo anche in Italia. A suo giudizio, negli ultimi anni il movimento italiano si sarebbe adagiato, perdendo la spinta necessaria a rinnovarsi.
La rinascita richiede anni
Bierhoff ha spiegato che la Germania non costruì il proprio rilancio in tempi brevi. A partire dal 2000 furono rivisti i metodi di allenamento e la formazione, mentre le risorse vennero indirizzate verso strutture, stadi e accademie. L’obiettivo iniziale, ha ricordato, era attendere almeno dieci anni: i risultati divennero visibili ai Mondiali del 2010 in Sudafrica, quando emerse una squadra tedesca più tecnica.
Per l’ex responsabile della Federazione tedesca, all’Italia servono una direzione precisa, investimenti e la disponibilità ad accettare anche decisioni dolorose. La sua lettura è che il sistema azzurro avesse raggiunto il punto più basso e che proprio da quella crisi potesse partire una trasformazione radicale, ma soltanto con pazienza e convinzione.
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Il confronto con Maldini
Durante l’appuntamento trentino, Bierhoff ha poi ricostruito il rapporto con Paolo Maldini, suo compagno ai tempi del Milan. I due si sarebbero sentiti più volte mentre Maldini ricopriva l’incarico affidatogli da Giovanni Malagò per avviare una rifondazione del calcio italiano.
Bierhoff ha raccontato di aver condiviso con lui la propria esperienza e di averne apprezzato la determinazione. Allo stesso tempo, lo aveva messo in guardia sulla necessità di ottenere il sostegno dell’intero sistema: «Aveva le idee chiare, però gli dissi subito che doveva capire se il contesto fosse pronto a seguirlo, anche quando le scelte possono fare male. Probabilmente non lo ha trovato».
Il progetto si concluse con le dimissioni di Maldini e dell’advisor Leonardo. Per Bierhoff, il nodo non riguardava soltanto le idee del dirigente, ma anche la capacità dell’ambiente di sostenerle e di accompagnare un cambiamento destinato a richiedere tempi lunghi.
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