Wozzeck, la miseria torna a fare paura: una lettura ancora attuale
Wolfgang Koch interpreta il protagonista nell’allestimento di Deborah Warner, diretto da Thomas Guggeis al Teatro del Maggio fiorentino fino al 3 ottobre.
A un secolo dalla sua nascita, Wozzeck di Alban Berg conserva una forza inquietante. La vicenda dell’ultimo tra gli ultimi, schiacciato da una società brutale, restituisce l’immagine di un’umanità privata di dignità e costretta ai margini, tra miseria, violenza e divertimenti volgari.
Una tragedia nata dagli esclusi
Il protagonista affidato a Wolfgang Koch appartiene a quel mondo oscuro in cui la povertà diventa una colpa e il corpo dei più deboli viene esposto al disprezzo. Wozzeck è sporco agli occhi degli altri, sgraziato, vulnerabile; la sua condizione sociale lo rende un bersaglio facile e quasi privo della possibilità di difendersi.
La crudeltà che lo circonda non è soltanto individuale. A opprimerlo sono anche i superiori, interpretati da Wolfgang Ablinger-Sperrhacke e dagli altri personaggi che rappresentano un ordine sociale greve, capace di trasformare la sopraffazione in normalità. In questo universo non sembra esserci spazio per il riscatto, ma soltanto per la disperazione o per forme di svago grossolane.
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Berg parla ancora al presente
L’espressionismo di Berg non appare come un reperto del passato. Al contrario, la sua rappresentazione di una comunità che respinge i fragili e li considera senza valore conserva un’immediatezza dolorosa, come se l’opera fosse stata pensata per il nostro tempo.
La regia di Deborah Warner porta in scena questa tensione, mentre Thomas Guggeis guida l’esecuzione musicale. Al centro resta Koch, chiamato a dare voce e corpo a un uomo schiacciato da rapporti di forza che non riesce a controllare. Lo spettacolo è in programma al Teatro del Maggio fiorentino fino al 3 ottobre.
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