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Spettacolo 1 min di lettura1 ott

Una giornata sul bordo: Ali Asgari porta l’Iran a Venezia

Con Missagh Zareh al centro del racconto, il regista iraniano osserva le contraddizioni quotidiane di una società segnata da regole e assurdità.

Presentato in concorso alla Mostra di Venezia, “Un po’ di luce” conferma lo sguardo attento di Ali Asgari sulla realtà iraniana. Al centro del film c’è Missagh Zareh, protagonista di una vicenda sospesa tra fragilità personale, ostacoli quotidiani e un senso costante di precarietà.


Asgari osserva l’assurdo quotidiano

A 44 anni, Ali Asgari è già riconoscibile per il modo in cui racconta le contraddizioni della società iraniana. Il regista non si limita a mettere in scena la rigidità delle procedure e delle istituzioni: dentro quei meccanismi riesce a trovare anche momenti di umanità e lampi di ironia.

La sua formazione contribuisce al rapporto particolare che ha con l’Italia. Asgari ha studiato al Dams dell’Università Roma Tre e parla perfettamente italiano, un elemento che arricchisce il suo percorso internazionale senza spezzare il legame con il Paese d’origine.

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Un protagonista in equilibrio

Missagh Zareh guida il film attraverso una giornata che sembra non offrire appigli sicuri. Il personaggio si muove in uno spazio narrativo dove ogni passaggio può trasformarsi in un nuovo ostacolo e dove la normalità appare continuamente minacciata da circostanze imprevedibili.

Il risultato si inserisce nella linea già tracciata dai precedenti lavori del regista, “Kafka a Teheran” e “Divine comedy”. Anche in questo caso, l’osservazione della burocrazia e delle sue assurdità procede insieme all’attenzione per le persone, per i loro gesti e per gli aspetti buffi che possono emergere persino nelle situazioni più difficili.

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