Un dente rotto e un sogno: la strada di Luca Tommassini verso Michael Jackson
Dai palchi accanto alle più grandi popstar al Premio Kinéo, il coreografo ripercorre incontri, pericoli e sacrifici di una carriera fuori dall’ordinario
Un microfono di Whitney Houston gli costò un dente, mentre in Brasile dovette intervenire per liberare Madonna dalla presa di una fan salita sul palco. Sono alcuni degli episodi più incredibili raccontati da Luca Tommassini, protagonista alla Mostra del Cinema di Venezia 2026, dove ha ricevuto il Premio Kinéo per la Miglior Coreografia legata a Il Diavolo veste Prada 2.
Il riconoscimento arriva dopo una carriera costruita tra danza, cinema, televisione e grandi tournée internazionali. Ma, dietro i premi e le collaborazioni con le star, Tommassini rivendica soprattutto il valore di chi lavora lontano dai riflettori.
Quando il palco diventa un rischio
Durante un’esibizione con Whitney Houston, il coreografo si trovava molto vicino alla cantante quando un movimento improvviso lo colpì al volto. Il microfono gli spezzò un dente: lui ingoiò parte del frammento e proseguì senza interrompere lo spettacolo, convinto che il pubblico non si fosse accorto di nulla.
Ancora più pericoloso fu quanto accadde durante un concerto di Madonna in Brasile. Una spettatrice riuscì a eludere la sicurezza, raggiunse la popstar e la strinse al collo. Tommassini intervenne immediatamente per separarle, mentre Madonna cercava di fargli capire di non riuscire a respirare. Quella scena, a differenza dell’incidente con Whitney Houston, fu notata dagli spettatori e rimase nella memoria dello show.
Per Tommassini, saper reagire senza mandare in crisi la performance è una parte essenziale del mestiere. La capacità di proteggere gli artisti nei momenti più delicati, secondo il suo racconto, è anche uno dei motivi per cui tante celebrità lo hanno voluto accanto.
Le icone oltre la luce
Il coreografo ha descritto le grandi star come persone molto più vulnerabili di quanto appaiano in pubblico. Nella sua esperienza, a unirle sono sensibilità, storie personali complesse e un rapporto profondissimo con ciò che fanno. Ha sottolineato inoltre il doppio standard con cui vengono giudicate le donne: la determinazione maschile viene spesso celebrata, mentre quella femminile può essere trasformata in un’accusa di aggressività o instabilità.
Tra le artiste con cui continua a collaborare c’è Laura Pausini. Tommassini ha lavorato anche con Madonna, Whitney Houston, Michael Jackson e Lady Gaga, oltre che per programmi televisivi come X Factor e Amici. Nel caso di Lady Gaga, ha spiegato che la cantante è già parte della storia della musica perché, prima ancora di diventare una popstar, si è affermata come autrice delle proprie canzoni.
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A Venezia il Premio Kinéo per il lavoro svolto con Lady Gaga ne Il Diavolo veste Prada 2 è stato letto da Tommassini come un riconoscimento collettivo. Non riguarda soltanto il suo percorso, ma anche coreografi, tecnici e professionisti dei reparti che contribuiscono alla riuscita di un film senza comparire in primo piano.
Il sogno nato da Michael Jackson
Il rapporto con Michael Jackson occupa un posto speciale nella sua storia. Tommassini ha raccontato di essere arrivato negli Stati Uniti a 16 anni, spinto dal desiderio di inseguire il sogno americano e dall’ammirazione per il cantante. Lasciò l’Italia e la famiglia, arrivando persino a dormire per strada in un Paese che conosceva appena.
All’epoca studiava i video di Michael Jackson e imparava osservandone i movimenti. Ricorda soprattutto Beat It e Thriller, brani che dice di conoscere a memoria, ma precisa di non avere un passo preferito: ogni elemento della danza di Jackson ha rappresentato per lui un riferimento decisivo nella formazione artistica.
Tommassini frequentava il gruppo dei ballerini di Jackson e divideva la stanza con uno dei suoi collaboratori storici. Quando riuscì a conoscerlo, lo descrisse come un uomo curioso, generoso e capace di conservare l’entusiasmo di un bambino. A suo giudizio, la fama lo aveva costretto a vivere nascosto e aveva reso difficile per lui trovare rapporti umani semplici.
Nel film dedicato a Michael Jackson, un ruolo centrale è affidato a Jaafar Jackson, nipote dell’artista. Tommassini lo conosceva fin da piccolo e lo considera il membro della famiglia che più gli somigliava, anche per il modo intenso in cui osservava e studiava lo zio. La sua presenza, ha osservato, rende possibile una rappresentazione particolarmente vicina all’immagine di Michael.
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