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Spettacolo 3 min di lettura4 ore fa

Steno, la commedia con Proietti arriva ai 50 anni

Il film di Steno uscì il 29 ottobre 1976 e divenne un cult grazie a televisione, cast e battute

Il 29 ottobre 1976 arrivò nei cinema Febbre da cavallo, commedia di Steno diventata uno dei film più amati dal pubblico italiano. A cinquant’anni dall’uscita, Mandrake, er Pomata e gli altri personaggi restano parte della memoria popolare.

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La nascita della commedia

Il progetto iniziale avrebbe dovuto avere toni drammatici e raccontare la dipendenza dal gioco. Steno cambiò direzione durante la lavorazione, affiancato nella sceneggiatura dal figlio Enrico Vanzina, poi autore di numerosi ritratti della società italiana.

Al centro della storia c’è Bruno Fioretti, detto Mandrake, interpretato da Gigi Proietti. Di professione fa l’indossatore, ma la sua vera ossessione sono le corse dei cavalli. Enrico Montesano veste invece i panni di Pomata, mentre Franco De Rosa interpreta Felice, il terzo componente della compagnia.

Il film coinvolse anche Mario Carotenuto, Adolfo Celi e Catherine Spaak. Per rendere credibile il mondo delle scommesse furono ascoltati giocatori reali. Proietti spiegò in seguito che molte situazioni mostrate nella pellicola derivavano direttamente dalle abitudini osservate negli ippodromi.


La truffa intorno a Soldatino

La vicenda prende avvio dal procedimento per una frode legata all’ippodromo di Tor di Valle. Mandrake, Pomata, Felice e l’avvocato De Marchis, interpretato da Carotenuto, finiscono coinvolti in un piano nato per coprire debiti e perdite.

De Marchis non è davvero un legale, ma si ritrova proprietario di Soldatino, un cavallo costoso da mantenere e ormai difficile da nutrire. La situazione precipita dopo una previsione di Gabriella, compagna di Mandrake: la donna gli suggerisce una tris composta da King, Soldatino e D’Artagnan.

Fioretti non segue il consiglio e la combinazione si rivela vincente. Per rimediare alla perdita e nascondere il tradimento, il protagonista prova a sostituirsi al fantino Rossini, molto simile a lui, con l’obiettivo di favorire Soldatino contro Bernadette. Il piano, però, si conclude con il fallimento della banda.

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Tra i momenti più ricordati c’è il botta e risposta tra Pomata e Mandrake sulla sorella del primo. Alla richiesta d’aiuto «Mandra’, sarvate! Sta a arriva’ mi’ sorella!», segue la replica sarcastica di Fioretti: «Ammazza, è peggiorata, eh?!». Il linguaggio romanesco e i tempi comici contribuirono alla fortuna del film.


Dalle sale alla televisione

La pellicola non conquistò subito una grande popolarità. Dopo il passaggio nei cinema fu riproposta soprattutto dalle emittenti locali; gli ascolti crebbero a ogni trasmissione e portarono diverse televisioni nazionali ad acquistarla.

Il successo televisivo trasformò il film in una raccolta di frasi entrate nell’uso comune. Tra le più note c’è il lungo discorso di Mandrake sul giocatore di cavalli, descritto come una figura capace di alternare ingenuità, astuzia, speranza e disperazione.

Anche la musica contribuì alla riconoscibilità dell’opera. La colonna sonora fu composta da Franco Bixio, Fabio Frizzi e Vince Tempera, che curò la direzione musicale. Il tema principale, costruito su un ritmo rapido e incalzante, richiama il movimento dei cavalli al galoppo e divenne uno dei motivi più associati al film.

Nel tempo sono rimaste celebri anche le battute sui debiti di Pomata, sulla biada di Soldatino e sull’improbabile discorso di Mandrake riguardo al prezzo delle uova. È questa combinazione di interpreti, dialetto, musica e comicità surreale ad aver accompagnato Febbre da cavallo fino al suo cinquantesimo anniversario.

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