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Spettacolo 2 min di lettura49 min fa

Scacchi e vendetta: Salvatores riporta sul set La Variante di Lüneburg

A Trieste è partito il film tratto dal romanzo di Paolo Maurensig, con Toni Servillo e un cast internazionale al centro di un lungo duello sulla scacchiera.

Una sfida lunga più di quarant’anni, combattuta non con armi tradizionali ma attraverso le mosse di una scacchiera: è questo il cuore di La Variante di Lüneburg, il nuovo progetto cinematografico di Gabriele Salvatores. Il primo ciak è stato battuto a Trieste per l’adattamento del romanzo omonimo di Paolo Maurensig.

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Salvatores sfida il lato oscuro degli scacchi

Il film viene presentato come un racconto dalle atmosfere cupe e misteriose, ambientato nel mondo degli scacchi. Al centro della vicenda c’è il confronto tra due avversari, destinato a protrarsi per oltre quattro decenni e a trasformare la partita in un vero campo di battaglia.

Salvatores ha spiegato di essere stato attirato proprio dal contrasto tra la natura apparentemente statica del gioco e la sua intensità drammatica. «Gli scacchi! Lo sport più violento che esista e, forse, il meno cinematografico», ha dichiarato il regista, sottolineando di voler esplorare la dimensione «violenta, magica, esoterica e misteriosa» della scacchiera.


Un cast tra Italia e Germania

A guidare il cast è Toni Servillo, affiancato da Sebastian Koch, Damian Hardung, Eduardo Scarpetta e Thomas Prenn. La presenza di interpreti italiani e stranieri accompagna una storia costruita attorno a un conflitto personale destinato a durare nel tempo.

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La regia e la sceneggiatura sono affidate a Gabriele Salvatores, vincitore del Premio Oscar. Il progetto nasce dal libro di Maurensig e punta a tradurre sullo schermo il clima di penombre, buio e fuoco immaginato dall’autore, con una narrazione definita dal regista avvincente e crudele.


Il primo ciak è a Trieste

Le riprese sono già cominciate a Trieste, dando il via alla lavorazione del film. La città ospita dunque le prime fasi produttive di un’opera che porta al cinema una storia interamente costruita sulla tensione del confronto tra due giocatori.

Per Salvatores si tratta di una nuova prova dopo aver scelto un soggetto in cui la partita diventa il linguaggio di una rivalità pluridecennale. Il regista ha raccontato di aver accolto questa sfida con l’obiettivo di rendere cinematografica la componente più enigmatica e inquietante degli scacchi.

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