Rocky Horror, il flop che diventò culto: il ritorno al cinema
Il film di Jim Sharman rientra nelle sale in versione restaurata insieme al documentario di Linus O’Brien, che ripercorre la nascita e la sorprendente trasformazione dell’opera in fenomeno mondiale.
Per chi ha legato il volto di Tim Curry a Frank-N-Furter, il ritorno di The Rocky Horror Picture Show arriva come un doppio appuntamento. Il film restaurato sarà proposto da oggi in circa 60 cinema in vista di Halloween, accompagnato da Strange Journey: The Story of Rocky Horror, documentario diretto da Linus O’Brien, figlio di Richard O’Brien, autore dello spettacolo originale e interprete di Riff Raff.
In diverse sale la proiezione sarà partecipata: il pubblico potrà presentarsi in costume, cantare, ballare il Time Warp e ripetere gesti e battute ormai entrati nella tradizione delle serate dedicate al film. Un rito che racconta meglio di qualunque cifra quanto quella pellicola sia riuscita a superare i confini del semplice successo cinematografico.
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Da un’ultima scommessa a Londra
Il documentario torna alle origini della vicenda, quando Richard O’Brien cercava ancora un posto stabile nel teatro musicale londinese. Dopo piccole parti in Hair e Jesus Christ Superstar e un inverno senza ingaggi, l’attore neozelandese pensò di abbandonare il palcoscenico e cercare un lavoro più sicuro.
La sua ultima possibilità nacque dalla trasformazione di un fumetto gotico in un’opera musicale. Il progetto aveva inizialmente il titolo They Came from Denton High, poi divenne The Rocky Horror Show. La prima rappresentazione arrivò il 16 giugno 1973 al Royal Court Theatre, piccolo spazio del West End, con la storia di una giovane coppia finita in un castello dominato dallo scienziato Frank-N-Furter.
Lo spettacolo metteva insieme canzoni rock, provocazione e una radicale apertura verso il desiderio e la libertà personale. A Londra il riscontro fu immediato; negli Stati Uniti, dopo l’arrivo dell’opera, Los Angeles la accolse per 9 mesi nel 1974. Broadway, invece, si rivelò ostile: la produzione al Belasco Theater terminò dopo un mese e mezzo.
Il cinema rischiò di sparire
Il passaggio sul grande schermo nacque proprio sull’onda della popolarità teatrale. Gran parte degli interpreti venne confermata, a partire da Richard O’Brien, mentre Susan Sarandon e Barry Bostwick entrarono nel gruppo come nuovi protagonisti. La loro estraneità alla compagnia contribuì a rendere credibile lo spaesamento della giovane coppia davanti agli abitanti del castello.
Le riprese furono tutt’altro che semplici. Nel freddo autunno inglese, Sarandon dovette lavorare spesso bagnata e con abiti leggeri; si ammalò di polmonite e arrivò a rischiare di non completare il film.
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All’inizio, però, il problema principale fu la distribuzione. The Rocky Horror Picture Show funzionò a Londra e a Los Angeles, ma incontrò difficoltà negli altri mercati: era troppo insolito per essere lanciato come una normale pellicola. Il debutto newyorkese previsto per la notte di Halloween venne cancellato e, per mesi, il destino del film sembrò segnato.
La svolta arrivò quando un dirigente della Fox convinse i distributori a tentare la strada delle proiezioni di mezzanotte. A New York il film venne presentato il 1° aprile 1976, cinque mesi dopo il debutto inizialmente programmato. Gli spettatori cominciarono a tornare, a coinvolgere gli amici e a indossare i costumi dei personaggi; in alcuni casi, chi si presentava vestito a tema entrava gratuitamente. Così prese forma il culto destinato a durare fino a oggi.
Un’eredità diventata comunità
Strange Journey: The Story of Rocky Horror aggiunge alla ricostruzione storica una dimensione familiare. A firmarlo è infatti il figlio dell’autore che diede origine allo spettacolo, creando un legame diretto tra la nascita dell’opera e la sua eredità contemporanea.
Richard O’Brien descrive il documentario come il racconto della creazione di Rocky Horror e dei cinquant’anni successivi, ma sottolinea che il percorso appartiene soprattutto agli spettatori che lo hanno trasformato in un’esperienza collettiva. Il successo del progetto gli permise anche di esprimere più apertamente la propria identità e di trovare, attraverso l’arte, uno spazio di libertà.
Linus O’Brien, parlando del film, ha spiegato: «Rocky Horror è unico per il modo in cui ha creato comunità e luoghi dove le persone possono esprimersi senza essere giudicate, sentirsi libere e trovare una casa tra persone simili a loro». Il regista ha aggiunto che gli appassionati hanno fatto propria l’opera, attribuendole una vita più ampia di quella immaginata dai suoi creatori.
Per questo il ritorno in sala non coincide soltanto con una nuova occasione per rivedere una pellicola restaurata. È anche la celebrazione di una tradizione condivisa, nata da un insuccesso iniziale e diventata, attraverso le generazioni, uno spazio inclusivo per persone di generi e orientamenti diversi.
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