Quando la misura diventa forza: la scelta di Damilano in tv
Con “Il cavallo e la torre”, il giornalista difende un modo riconoscibile di stare sul piccolo schermo, lontano dalle formule più rumorose del momento.
“Il cavallo e la torre” si propone come uno spazio riconoscibile, legato alla presenza di Damilano e a un’idea precisa di televisione. Il suo modo di accompagnare il lavoro, composto e quasi cerimoniale, può apparire distante dai ritmi oggi più diffusi, ma proprio questa distanza ne costituisce l’elemento distintivo.
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Una voce fuori dal ritmo televisivo
Il giornalista non asseconda la velocità e l’enfasi che spesso caratterizzano il piccolo schermo. Nel presentare il programma mantiene invece un tono misurato, con una cura formale che può sembrare appartenere a un’altra stagione della televisione.
Questa impostazione non va letta soltanto come un limite. La sua apparente estraneità alle abitudini dominanti contribuisce a dare al programma una fisionomia precisa, riconducibile a una memoria dell’identità televisiva e giornalistica.
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La distanza che diventa un pregio
In una fase in cui molte proposte cercano di distinguersi semplicemente rovesciando le consuetudini, Damilano sceglie una strada diversa. Non punta sull’eccesso né sulla provocazione automatica, ma conserva un registro personale e riconoscibile.
È proprio qui che il tono più curiale può trasformarsi in un punto di forza. Mentre spesso sembra sufficiente fare il contrario di ciò che fanno gli altri per ottenere attenzione, “Il cavallo e la torre” affida la propria identità alla continuità dello stile e alla misura del suo conduttore.
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