MèSA, la vittoria che può cambiare il futuro di due autrici
Federica Corti e Michela Nuti conquistano Experimenta Serie con un progetto nato da una storia vera e costruito tra ansia, commedia e aspirazioni professionali.
Per Michela Nuti il riconoscimento ottenuto a La Maddalena potrebbe rappresentare l’inizio di una fase più stabile, dopo anni segnati dall’incertezza del lavoro creativo. L’autrice non vuole però rinunciare alla libertà di raccontare ciò che sente vicino: «Voglio continuare a scrivere storie che mi risuonano. Penso sia importante che ogni autore porti la propria voce in un progetto e non lavori semplicemente per un progetto».
Federica Corti guarda invece a un possibile passaggio dalla scrittura alla regia. Oltre a essere sceneggiatrice, lavora infatti anche dietro la macchina da presa e punta a realizzare un lungometraggio; il primo banco di prova potrebbe essere proprio il pilota della serie premiata.
Due obiettivi oltre il premio
Nuti descrive il risultato come un’occasione per ritrovare un po’ di serenità dopo un percorso professionale fatto di periodi alterni. Il suo desiderio è arrivare a vivere del mestiere senza dover affrontare continuamente la precarietà, pur mantenendo intatta la ricerca di una voce personale.
Corti, invece, immagina il riconoscimento come un possibile trampolino per la sua esperienza da regista. L’eventuale debutto con l’episodio pilota di MèSA affiancherebbe così alla sceneggiatura un’altra competenza già coltivata dall’autrice.
Una vittoria dentro un segnale più ampio
L’edizione di Experimenta Serie ha messo in evidenza una presenza femminile netta: i tre progetti giunti all’ultima fase sono stati scritti da donne e presentano protagoniste femminili. Accanto a MèSA, firmato da Federica Corti e Michela Nuti, c’erano Au Pair di Margherita Arioli, Anita Della Cioppa e Valentina Morricone e Signorì di Cristina Ceccarelli.
Per Corti, il dato mostra che le autrici hanno storie e personaggi complessi da proporre, ma serve un’industria pronta ad ascoltarli. Nuti racconta di aver incontrato, nei suoi primi anni di lavoro, produttori e produttrici disponibili verso narrazioni contemporanee, senza che le venisse contestato uno sguardo considerato “troppo femminile”.
MèSA nasce dalla vita reale
Al centro della serie c’è una cantautrice che, dopo aver sviluppato un disturbo d’ansia, abbandona la musica e trova un impiego alle Poste. La vicenda reale ha colpito le due autrici anche perché entrambe conoscono le difficoltà legate al mondo artistico e si sono riconosciute nel desiderio, spesso ironico, di mollare tutto per cercare un lavoro più sicuro.
La protagonista ha messo a disposizione non solo la propria esperienza, ma anche i brani musicali. Corti e Nuti considerano questa fiducia il primo elemento da onorare: la cantautrice ha concesso loro ampia libertà nel trasformare il vissuto personale in racconto seriale. Le sceneggiatrici hanno inoltre ricordato il contributo dei tutor e dei giovani colleghi che hanno letto il progetto, offrendo osservazioni prima della presentazione al Premio Solinas.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Ansia, commedia e identità
MèSA è il primo lavoro sviluppato insieme dalle due amiche, già legate da un rapporto personale prima di diventare una coppia creativa. La sintonia è nata dalla comune attrazione per i temi della storia e per un tono capace di alternare leggerezza e profondità.
L’obiettivo era parlare dell’ansia senza trasformarla in un racconto esclusivamente drammatico. Le autrici hanno quindi scelto la strada della dramedy, ambientandola nella quotidianità di una generazione alle prese con le responsabilità dell’età adulta. Anche i momenti di sofferenza possono convivere con situazioni assurde o divertenti: è da questa contraddizione che prende forma il titolo completo, MèSA – fuori dalla mia testa.
Corti conosce il tema anche per esperienza diretta: prima di scegliere la sceneggiatura ha attraversato un periodo di disturbo d’ansia. La serie prova così a restituire una condizione nella quale gli attacchi di panico non cancellano il resto dell’esistenza, che continua a scorrere con le sue incombenze e i suoi paradossi.
Dalle scelte personali al Solinas
Le autrici sono arrivate alla scrittura attraverso percorsi differenti. Nuti aveva iniziato Psicologia e immaginava una carriera più istituzionale, ma la passione per cinema e serie televisive l’ha spinta, a 24 anni, a iscriversi alla Holden. Corti, partita dalla recitazione, ha trovato durante il periodo del Covid il tempo per dedicarsi alla scrittura e ha capito che quella era la direzione da seguire.
Il loro progetto ha ricevuto il premio Experimenta Serie, realizzato con la collaborazione di Rai Fiction, nell’ambito della 41ª edizione del Premio Solinas. Nato a La Maddalena nel 1985 in memoria dello sceneggiatore sardo Franco Solinas, il premio ha riunito sull’isola, nel 2026, più di 150 professionisti tra autori, registi, produttori e broadcaster.
Annamaria Granatello, presidente e direttrice artistica del Premio Solinas, ha sottolineato il ruolo della manifestazione nel favorire la crescita delle storie e il confronto tra le diverse professionalità della filiera audiovisiva. Il Premio Franco Solinas al Miglior soggetto è stato assegnato a La cerimonia di Antonella Gaeta e Ardalan Nabavinejad, mentre le menzioni speciali sono andate a Fiskemann di Gianmaria Lupo Cerutti, Sofia Corbascio e Tommaso Diaceri e a Miss Sarajevo di Carlo Sorrentino, Giacomo Juan Tatò e Francesco Taverna.
Continua a leggere
A scuola nessuno resta indietro: la sfida di Raoul Bova su Rai 1
La nuova fiction ambientata in un liceo di Frascati affronta l’inclusività attraverso dinamiche adolescenziali e situazioni complesse.
D’Urso svela il retroscena di Ballando: «Nessun lusso
La conduttrice chiarisce tempi e condizioni del suo ingresso nella giuria dello show di Milly Carlucci, respingendo le indiscrezioni su richieste economiche e alberghi esclusivi.
Ferrigno da Leone XIV: il gesto di Hulk e il sogno esaudito
L’attore americano ha incontrato il Pontefice in Vaticano insieme alla moglie Carla Green, rievocando le radici italiane della sua famiglia
Lou Ferrigno e Papa Leone: l’incontro che unisce cinema e Vaticano
L’interprete di Hulk ha incontrato Papa Leone, in un momento che ha avvicinato il mondo dello spettacolo alla realtà vaticana.