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Macklemore denuncia nove arene: saltano le date benefiche negli Usa

Il rapper sostiene che le date siano sparite dopo che i gestori hanno conosciuto la finalità benefica degli spettacoli.

Aggiornamento delle 12:13

MSG Entertainment, società che gestisce il Madison Square Garden, ha respinto l’ipotesi di motivazioni politiche e ha attribuito il rifiuto a ragioni commerciali e di capienza. Un portavoce ha detto a Variety che Macklemore non avrebbe la capacità di riempire un’arena; dal Kia Forum di Los Angeles non è arrivata una risposta ufficiale.

Macklemore ha accusato nove grandi arene degli Stati Uniti di aver respinto le date americane del suo tour benefico a sostegno della Palestina. Secondo il rapper, gli spazi inizialmente disponibili sono stati ritirati dopo che i gestori hanno compreso lo scopo degli spettacoli.

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Le arene indicate dal rapper

Nell’elenco pubblicato dall’artista compaiono il Madison Square Garden di New York, il Prudential Center del New Jersey e il Barclays Center di Brooklyn. Sono citati anche la UBS Arena di Long Island, l’Intuit Dome, il Kia Forum e la Crypto.com Arena di Los Angeles.

La lista comprende inoltre il Chase Center di San Francisco e la Climate Pledge Arena di Seattle. Macklemore ha spiegato che, fino alla metà di settembre, erano state individuate possibili date in queste strutture per il periodo compreso tra il momento dei contatti e la fine dell’anno.


La denuncia sui concerti annullati

In un lungo messaggio pubblicato su Instagram, il rapper ha raccontato di aver cercato di portare negli Stati Uniti il progetto già presentato a Dublino, Parigi e Londra. Ha definito quelle esibizioni tra le esperienze più significative della sua carriera e ha ringraziato il pubblico che vi ha partecipato.

«Dopo settimane di tentativi, nove delle più importanti arene americane ci hanno detto di no», ha scritto Macklemore. L’artista ha aggiunto che, quando la finalità benefica legata alla Palestina è diventata chiara, le disponibilità sarebbero improvvisamente venute meno e che, nonostante modalità diverse da un caso all’altro, l’esito è stato identico.


Il precedente con Ed Sheeran

La vicenda arriva dopo l’esclusione di Macklemore dal tour di Ed Sheeran, avvenuta lo scorso settembre. La decisione era stata collegata alle dichiarazioni del rapper a sostegno della Palestina, espresse anche durante un’esibizione dal palco del collega.

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Nel nuovo intervento, Macklemore ha sostenuto di non aver mai incontrato una situazione simile in oltre vent’anni di tournée. Ha inoltre affermato che artisti, scrittori, poeti e attivisti solidali con il popolo palestinese avrebbero subito conseguenze per le loro posizioni, in alcuni casi più pesanti di quelle affrontate da lui.


L’accusa contro l’industria musicale

Il rapper ha parlato di pressioni e tentativi di censura rivolti a chi prende posizione sul conflitto tra Israele e Palestina. A suo giudizio, queste pratiche servirebbero a scoraggiare gli artisti dal rendere pubbliche le proprie idee e a proteggere gli interessi economici dell’industria dell’intrattenimento.

«Preferirei perdere ogni opportunità in questa industria piuttosto che difendere gli interessi di chi mette i rapporti d’affari con Israele davanti alla vita dei palestinesi», ha dichiarato. Macklemore ha poi allargato la critica alla libertà di espressione negli Stati Uniti, sostenendo che pochi miliardari possano condizionare le cause e le voci ammesse nello spazio pubblico.

Secondo l’artista, lo slogan “Palestina libera” viene considerato minaccioso da alcuni centri di potere non perché rappresenti un pericolo diretto, ma perché mette in discussione i sistemi sui quali hanno costruito la loro ricchezza. Agli altri musicisti ha infine detto di comprendere la paura di esporsi, invitandoli a ricordare che non sono soli.

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