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Spettacolo 1 min di lettura5 ore fa

Il dopo Nora diventa un incubo: il teatro guarda Torvald

Ivonne Capece porta al Fontana di Milano una rilettura maschile dell’universo di Ibsen, in scena dal 10 marzo 2027.

Dopo la fuga di Nora, la storia non finisce davvero: resta Torvald Helmer, alle prese con le conseguenze della separazione e con una solitudine che può trasformarsi in allucinazione. È da questo punto di vista che prende forma lo spettacolo diretto da Ivonne Capece, atteso al teatro Fontana di Milano dal 10 marzo 2027.

La vicenda si muove nell’ombra di Casa di bambola e immagina ciò che può accadere a chi rimane indietro, quando la ricerca di dignità di una persona spezza gli equilibri familiari. Il centro non è più soltanto Nora, ma il tormento dell’uomo costretto a confrontarsi con l’assenza.


Torvald dopo la fuga di Nora

I possibili sviluppi dell’opera di Ibsen vengono così riletti attraverso la crisi di Torvald. Il personaggio affronta un percorso interiore segnato da fantasmi, ricordi e pensieri che si inseguono senza soluzione di continuità.

Il risultato è descritto come un delirio mentale al maschile: non una semplice prosecuzione della storia, ma l’esplorazione dei postumi lasciati dalla rottura. La solitudine diventa il luogo in cui riaffiorano gli incubi di chi non ha saputo o potuto seguire il cammino intrapreso da Nora.

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Un seguito tra memoria e incubi

Il teatro di Ibsen offre il punto di partenza per una riflessione sulle conseguenze di una separazione. In questa prospettiva, la casa abbandonata da Nora non rappresenta più soltanto il teatro della sua ribellione, ma anche lo spazio mentale in cui Torvald resta prigioniero.

Una possibile eco di questo universo si ritrova anche in Troppo tardi, testo del Premio Nobel norvegese Jon Fosse, che evoca una Nora ormai anziana. Lo spettacolo di Capece sceglie però di concentrarsi sull’altra parte della frattura, dando forma alla disgregazione interiore di Torvald e alle sue solitudini successive all’addio.

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