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Spettacolo 2 min di lettura5 ore fa

Balcanica, il viaggio più duro: un padre e un figlio contro l’esilio

Nicola Sorcinelli porta sullo schermo la fuga di una famiglia afghana, affidando alla musica e al rapporto tra padre e figlio il racconto di un’Europa attraversata dal dolore.

Un padre e suo figlio afghani affrontano la rotta balcanica con un obiettivo semplice e immenso: lasciarsi alle spalle la violenza e cercare un futuro possibile. È il cuore di “Balcanica”, film diretto da Nicola Sorcinelli e interpretato anche da Matilda De Angelis, nelle sale dall’8 ottobre.


Un viaggio nato dalla memoria

Il progetto affonda le radici nei ricordi personali del regista. Durante la scrittura, realizzata insieme ad Andrea Brusa, Sorcinelli ha guardato alla figura della nonna, la persona con cui è cresciuto e alla quale associa i racconti degli anni Quaranta.

Quelle memorie familiari, segnate dalla lotta per la libertà, diventano il punto di partenza per una storia ambientata nel presente. Il film sposta così l’attenzione dall’esperienza individuale a quella di chi, ancora oggi, è costretto a muoversi tra confini e attese per provare a ricominciare.


Il dolore passa tra generazioni

Il rapporto tra il padre e il figlio è il centro emotivo del racconto. La fuga non viene presentata soltanto come uno spostamento geografico, ma come una prova che mette a confronto due età, due paure e due modi di immaginare la libertà.

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La musica accompagna questo legame e diventa uno degli strumenti con cui “Balcanica” racconta l’esilio. Il film sceglie un registro rarefatto e intenso, lasciando che siano il viaggio, i silenzi e la relazione tra i protagonisti a restituire il peso della separazione dalla propria terra.


Il riconoscimento a Venezia

L’opera è stata premiata dal pubblico alle Giornate degli autori di Venezia, risultato che ne ha sottolineato la capacità di coinvolgere gli spettatori attraverso una narrazione concentrata sui sentimenti e sull’esperienza dei migranti.

A questo riconoscimento si è aggiunto il premio internazionale Carlo Lizzani. Per Sorcinelli, “Balcanica” rappresenta quindi l’incontro tra una memoria privata e una vicenda collettiva, portata sullo schermo attraverso il viaggio di una famiglia alla ricerca della libertà.

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