Brad Pitt finisce “secondo”: il retroscena del cane di Heart of the Beast
Sul set del survival thriller, l’attore ha lasciato a Uber-Odin il primo posto nel call sheet e ha costruito con lui un rapporto speciale.
Brad Pitt ha scelto di fare un passo indietro sul set per lasciare spazio al vero protagonista a quattro zampe di Heart of the Beast - Nel profondo selvaggio. L’attore, tra i produttori del film arrivato nelle sale italiane il 24 settembre, ha raccontato l’episodio durante il Festival di San Sebastián, dove la pellicola è stata presentata.
Uber ha conquistato il primo posto
Nel film Pitt interpreta James Belmont, ex incursore della Marina statunitense che, dopo un incidente aereo, si ritrova isolato in una zona incontaminata insieme al pastore tedesco Odin. La storia segue la loro lotta per sopravvivere, con il rapporto tra uomo e animale al centro della narrazione.
Sul set, però, il cane non era soltanto un interprete chiamato a eseguire le indicazioni della sceneggiatura. Il suo nome reale è Uber, mentre la denominazione ufficiale è Makovon Heisenberg: nato nel 2018, è un rescue dog e ha lavorato accanto a tre dei suoi figli, Seeka, Ryker e Hondo, tutti provenienti dall’allevamento neozelandese Heisenberg Kennels.
Pitt e il legame nato sul set
Pitt ha spiegato che la produzione ha cercato di adattare le riprese al carattere dell’animale, invece di costringerlo a seguire rigidamente ogni previsione. «Abbiamo cercato di rendere ogni giorno un giorno di gioco per lui», ha raccontato, ricordando come alcune reazioni spontanee di Uber siano poi entrate nel montaggio.
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La presenza del cane, secondo l’attore, modificava anche l’atmosfera sul luogo di lavoro: quando arrivava, il gruppo appariva più sereno e motivato. Pitt ha inoltre raccontato di essersi commosso davanti alle espressioni dell’animale, considerate ancora oggi tra i momenti più toccanti dell’esperienza.
Una sceneggiatura capace di commuovere
Il coinvolgimento dell’attore nel progetto era iniziato già dalla lettura del copione. Pitt ha detto di aver dovuto interrompere più volte la prima lettura, emozionato dal materiale, e di aver provato la stessa sensazione anche tornando sulle pagine in un secondo momento.
Da quella reazione è nata la decisione di contattare David Ayer, regista con cui aveva già collaborato in Fury, dove interpretava Don “Wardaddy” Collier. Nel caso di Heart of the Beast, tuttavia, il rapporto più curioso è quello con Uber: durante la lavorazione Pitt ha chiesto di comparire come “secondo nome” nel call sheet, il documento che organizza le presenze quotidiane sul set. Il primo posto è stato così riservato al cane che interpreta Odin.
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