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Spettacolo 3 min di lettura4 giorni fa

Brad Pitt e la prossima vittoria: cosa ha raccontato a San Sebastián

Dopo 17 anni l’attore è tornato al festival basco con il film di David Ayer, trovando nella storia di un soldato e del suo cane riflessi della propria esperienza.

La parte più personale del ritorno di Brad Pitt a San Sebastián non riguarda soltanto il nuovo film, ma il modo in cui la sua storia ha incontrato quella del protagonista. In Heart of the Beast, James deve sopravvivere in un ambiente ostile insieme a Odin, il cane con cui ha condiviso la guerra; per l’attore, il racconto diventa anche una riflessione sulle difficoltà affrontate fuori dal set.

Pitt ha spiegato che, nei periodi più complicati, non serve affrontare tutto contemporaneamente. «È tutta questione di piccole vittorie», ha detto durante l’incontro con la stampa, indicando nel passo immediatamente successivo il modo per attraversare dolore, perdite e momenti di crisi.


La forza arriva dal legame

Nel film, James e Odin non sono semplicemente due compagni di viaggio costretti a resistere nella natura. Il loro rapporto nasce dall’addestramento, dalle esperienze vissute insieme e dalla fiducia costruita in situazioni estreme. La sopravvivenza, però, dipende soprattutto dal fatto che ciascuno dei due continua ad agire per l’altro.

Pitt ha collegato questo elemento alla propria vita, ricordando quanto siano state decisive, nei suoi momenti più difficili, le persone più vicine: gli amici più fidati e la famiglia. Mostrarsi senza difese davanti a chi offre sostegno, ha spiegato, può diventare una risorsa fondamentale quando tutto il resto sembra perdere stabilità.


Un ritorno dopo diciassette anni

L’occasione per parlare di questi temi è stata la presentazione di Heart of the Beast, diretto da David Ayer, al Festival del cinema di San Sebastián. Brad Pitt non partecipava alla manifestazione da 17 anni: l’ultima volta era stato nel 2009, quando aveva presentato Bastardi senza gloria.

Da allora la sua carriera ha incluso un Oscar, un’attività sempre più importante come produttore e i cambiamenti che hanno investito l’industria cinematografica. Tornato davanti ai giornalisti, l’attore ha conquistato rapidamente la sala con un breve saluto, dopo un’uscita improvvisa dal palco che ha strappato qualche sorriso.


Dopo la guerra, la pace

David Ayer ha sottolineato che la vicenda di James non termina con la fine del conflitto. Per un soldato abituato alla violenza, abbandonare quel mondo significa anche ricostruire la propria identità e capire come stare dentro una realtà priva dell’adrenalina e delle regole della guerra.

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«La pace è qualcosa con cui tutti dobbiamo imparare a convivere», ha osservato il regista. Secondo Ayer, chi è cresciuto in mezzo alla violenza può sviluppare una sorta di dipendenza da quella condizione; per questo il ritorno alla normalità rischia di diventare una fase fragile e pericolosa.

Pitt ha descritto James e Odin come due esseri segnati da ciò che hanno visto e costretti a misurarsi con una nuova esistenza. La loro missione nella natura diventa così anche un tentativo di capire se sia possibile vivere lontano dal conflitto.


Sul set comanda Uber

A interpretare Odin è stato Uber, il cane con cui Pitt ha instaurato un rapporto speciale durante le riprese. La produzione ha scelto di adeguarsi ai suoi tempi e ai suoi comportamenti, invece di obbligarlo a seguire rigidamente ogni indicazione del programma di lavoro.

Questa libertà ha permesso di filmare reazioni non previste, poi inserite nel montaggio. Il bosco offriva all’animale numerose distrazioni, dalle api agli opossum, e Pitt ha raccontato di aver dovuto unire il ruolo di attore a quello di addestratore, usando anche il pollo come ricompensa per riportare Uber sull’azione.

Il cane aveva inoltre una propria roulotte, una sistemazione per dormire, costumi, parrucchiere, truccatore e perfino una controfigura. Ayer ha scherzato sul trattamento da star riservato all’animale, mentre Pitt ha difeso la scelta di lavorare con un cane vero: la sua presenza, ha spiegato, rendeva il film più concreto e regalava al set un’energia particolare.

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