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Spettacolo 5 min di lettura1 ora fa

Animazione, il lato fragile: quando i film parlano agli adulti

Dalla memoria che si spegne ai ragazzi che cercano il proprio posto, la Festa del Cinema di Roma e Alice nella città propongono storie animate lontane dagli stereotipi

Nell’epoca delle immagini create dall’intelligenza artificiale, Walking with animators ricorda che dietro ogni mondo animato esistono ancora pazienza, abilità manuale e una lunga elaborazione. Il documentario di Gilles Penso e Alexandre Poncet, presentato alla Festa del Cinema di Roma nella sezione Freestyle Arts, segue proprio il lavoro degli artisti che trasformano disegni, pupazzi e tecnologie digitali in racconto.

Il film è il risultato di otto anni trascorsi tra studi, incontri e testimonianze. Tra i protagonisti compaiono Glen Keane, autore di Ariel e della Bestia per Disney, Henry Selick, regista di Nightmare Before Christmas e Coraline, Peter Lord, tra i fondatori di Aardman, Michel Ocelot, creatore di Kirikù, e Bill Plympton, esponente dell’animazione indipendente. Il percorso attraversa tecniche e generazioni diverse, mettendo al centro l’immaginazione e il lavoro umano che la macchina non può sostituire.

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La magia nasce dal lavoro

La rassegna propone così un’idea di animazione molto più ampia del semplice intrattenimento infantile. Nei film selezionati per la Festa e per Alice nella città compaiono malattia, lutto, incomunicabilità, memoria e conflitti familiari: esperienze che appartengono all’età adulta quanto a quella della crescita.

Anche i cortometraggi insistono su questa zona di inquietudine. In The Comet, della canadese Julie Charette, una notte d’estate viene segnata da un atto di crudeltà. Lagomorfosi, realizzato da Alberto Vignolo, Isabella Leoncini e Sara Zampirolo al Centro Sperimentale di Cinematografia di Torino, segue invece un uomo che scopre di aver trascorso anni nei panni di una lepre di montagna, fino a quando alcuni oggetti non riaccendono la sua memoria.

In Il buio fuori, firmato da Mario Pieri, Elena Cauzzi e Ida Cusinato e premiato a Cartoons on the Bay, un’etologa osserva gli animali notturni per allontanarsi da una relazione ormai conclusa. Le immagini registrate dalle fototrappole sembrano però restituire il suo sguardo, fino a rendere incerto il confine tra la dimensione umana e quella selvaggia. The Comet, Lagomorfosi e Il buio fuori rinunciano ai dialoghi e affidano all’animazione turbamenti complessi, solitudine e possibilità di riconciliazione.


Famiglie, memoria e identità

Il tema più doloroso emerge in Tangles, opera prima della canadese Leah Nelson presentata a Cannes. Il film porta sullo schermo il fumetto autobiografico di Sarah Leavitt e racconta il ritorno della giovane artista e attivista nella città conservatrice della famiglia, dopo la malattia della madre.

L’Alzheimer modifica giorno dopo giorno il rapporto tra le due donne. Sarah deve assistere alla perdita progressiva di una persona ancora fisicamente presente e imparare, con fatica, a diventare colei che si prende cura di lei. Il bianco e nero rende visibili il disorientamento, i ricordi che si sfaldano, l’affetto e perfino l’ironia rimasta dentro la malattia.

Un’altra forma di estraneità attraversa We are aliens, primo lungometraggio del giapponese Kohei Kadowaki, prodotto tra Francia e Giappone. La vicenda segue due amici nel corso degli anni e prende avvio da un tradimento che lascia conseguenze durature.

Il film non presenta l’essere alieni come una condizione fantascientifica, ma come l’incapacità di stabilire un contatto autentico. Malintesi, rimorsi e rapporti interrotti accompagnano una storia in cui alcuni legami si perdono e altri provano a ricomporsi.


Corpi diversi, mondi da scoprire

Al concorso di Alice nella città è arrivato Il corsetto, debutto personale di Louis Clichy, già premiato a Cannes con il Premio speciale della giuria di Un certain regard. Dopo la formazione alla scuola Gobelins e il lavoro svolto in Pixar su Wall-E e Up, Clichy ha diretto due film di Asterix; questa volta sceglie il disegno bidimensionale per seguire Christophe.

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Il ragazzo vive in una fattoria francese e cerca l’approvazione di un padre severo. Quando il suo corpo comincia a non sostenerlo più, è costretto a portare un busto metallico. La nuova condizione lo allontana dalla vita che conosce, ma lo conduce verso la musica, l’amicizia e il primo amore, trasformando la fragilità fisica in un percorso di libertà.

La ricerca di un’identità personale è anche il cuore di Lucy Lost, diretto da Olivier Clert e prodotto da Xilam Animation. La protagonista ha undici anni, capelli bianchi e una casa presso una famiglia di pescatori in un arcipelago lontano; le sue visioni, incomprensibili agli abitanti, alimentano sospetti e diffidenza.

Con il sostegno di un’amica immaginaria, Lucy cerca di capire da dove provengano quelle capacità. Il film, tratto da un romanzo di Michael Morpurgo, lega il mistero alla necessità di sentirsi accolti e alla costruzione della memoria.


Avventure tra corvi e magia

Wildwood segna il rientro di Laika dopo sette anni. Lo studio di Portland, noto per Coraline e la porta magica, ParaNorman e Kubo e la spada magica, affida a Travis Knight una storia tratta dal romanzo di Colin Meloy, illustrato da Carson Ellis.

Prue attraversa una foresta vietata per ritrovare il fratellino, portato via da uno stormo di corvi. Al fianco dell’amico Curtis incontra creature fantastiche, alleati inattesi e minacce oscure. Il racconto parla di coraggio, amicizia e responsabilità, mentre la tecnica a pupazzi animati, ottenuta fotografando ogni minima posizione, conserva una dimensione concretamente artigianale.

Il rapporto tra figli e genitori torna nell’appuntamento Disney di Alice nella città. La produttrice Yvett Merino, vincitrice di un Oscar, accompagna la proiezione di Encanto, film del 2021 diretto da Byron Howard e Jared Bush, ambientato nella famiglia colombiana dei Madrigal.

Al centro c’è Mirabel, l’unica della famiglia priva di poteri magici. Merino presenta anche un’anticipazione di Hexe – Il regno delle streghe, diretto da Fawn Veerasunthorn e Jason Hand e atteso a novembre. La protagonista Billie, adolescente anticonformista, scopre di avere capacità magiche e viene condotta nel regno delle streghe insieme alla madre, molto protettiva.


Un cinema che cambia sguardo

Nel complesso, i titoli ospitati dalla Festa del Cinema di Roma e da Alice nella città mostrano un’animazione capace di affrontare la crescita senza semplificarla. Bambini, adolescenti e adulti devono fare i conti con corpi che cambiano, ricordi che scompaiono, segreti familiari e difficoltà nel comunicare.

La produzione arriva da Stati Uniti, Francia, Giappone e Canada e comprende grandi studi, opere indipendenti, film per il grande pubblico e lavori sperimentali. Il filo comune non è una tecnica precisa, ma il desiderio di raccontare chi si sente fuori posto e cerca, attraverso gli altri, un modo per riconoscersi.

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