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Spettacolo 3 min di lettura3 ore fa

Allevi, il dolore diventa musica: la sinfonia per Stella

Dopo la malattia e la perdita della sorella, il compositore affida a un’opera di dieci minuti il legame mai interrotto con lei

Una composizione di dieci minuti raccoglie tre anni di dolore, silenzi e ricordi. È la Lost Time Symphony, il brano con cui Giovanni Allevi dedica alla sorella Stella una forma musicale a ciò che, per lungo tempo, non era riuscito a esprimere a parole né attraverso le lacrime.

L’opera, già presentata in Germania, sarà eseguita in Italia mercoledì 14 ottobre alla Sala Verdi del Conservatorio di Milano. Sul palco ci saranno la NWD Philharmonie e il direttore Jonathan Bloxham, nell’ambito della stagione della Fondazione La Società dei Concerti.

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Una sinfonia nata dal silenzio

Il brano è articolato in un unico movimento e nasce dal bisogno di elaborare una perdita rimasta a lungo trattenuta. Allevi ha collegato la genesi della sinfonia alla riflessione di Marcel Proust sul tempo e sulla capacità delle sensazioni di riportare alla mente ciò che sembrava ormai lontano.

Parlando della musica come strumento capace di riaprire quel legame, il compositore ha spiegato: «La musica è stata la mia Madeleine. Ha aperto un interruttore dentro di me». Il titolo dell’opera richiama proprio il tempo perduto e la possibilità di ritrovarne tracce attraverso il suono.


Stella resta una presenza viva

La sorella del compositore è morta il 18 luglio, poche settimane dopo la diagnosi di mieloma ricevuta da Allevi. Il 2 giugno 2022, al termine di un concerto a Vienna, l’artista aveva avvertito dolori molto intensi; gli esami avevano poi individuato la malattia con cui convive da allora.

Stella aveva 57 anni ed era più grande di quattro anni. Musicista dotata, studiosa di filosofia e bioetica, lettrice appassionata e estimatrice di Beethoven, aveva condiviso con il fratello un rapporto quotidiano e molto stretto. Il suo sostegno era stato importante anche nei passaggi più difficili della carriera di Allevi, quando la sua musica veniva criticata negli ambienti accademici per la vicinanza al pop.

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Il compositore ha scelto di non approfondire le circostanze della morte, concentrandosi invece sui ricordi comuni: i giochi all’aperto, gli alberi su cui si arrampicavano e le ore trascorse al pianoforte a quattro mani. In un passaggio particolarmente doloroso, ha indicato così il suo rimpianto più grande: «Non aver detto a mia sorella “ti voglio bene”».


Dalla malattia a un nuovo sguardo

All’inizio Allevi ha reagito cercando di mantenere il controllo. Tra la diagnosi e il lutto non riusciva a piangere e, anche durante i colloqui con una psichiatra dell’Istituto dei Tumori, continuava a sostenere che andasse tutto bene. La specialista, però, aveva riconosciuto la gravità della sofferenza nascosta dietro quelle risposte.

A distanza di tre anni, quella sofferenza ha trovato una via nella composizione. Allevi ha raccontato che la voce di Stella continua a risuonare dentro di lui e che il dialogo con lei non si è mai interrotto, nonostante la morte.

L’esperienza della malattia e del lutto ha modificato anche il suo rapporto con il dolore degli altri. Il musicista ha ricordato una donna incontrata in ospedale, preoccupata per il figlio di nove anni: quando lei ha iniziato a piangere, l’ha abbracciata e ha condiviso quelle lacrime. Da quell’episodio ha maturato l’idea che la sofferenza possa rendere più consapevoli di quella altrui e, insieme, rafforzare l’amore per la vita.

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