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Spettacolo 4 min di lettura12 ore fa

Ali, la medaglia e la svolta: Roma accende la leggenda

La serie in otto episodi ripercorre gli inizi di Cassius Clay, dalla vittoria olimpica del 1960 al confronto con il razzismo e alla nascita del campione destinato a diventare Muhammad Ali.

La medaglia d’oro conquistata a Roma nel 1960 non bastò a proteggere il giovane Cassius Clay dal razzismo che lo aspettava al ritorno negli Stati Uniti. È da questa frattura, tra il trionfo internazionale e l’ingiustizia vissuta nella sua Louisville, che prende avvio The Greatest, la prima serie autorizzata dalla famiglia di Muhammad Ali, disponibile dal 4 novembre in esclusiva su Prime Video.


Roma è l’inizio della trasformazione

La produzione sceglie di aprire il racconto nella capitale italiana, dove il diciottenne Cassius Marcellus Clay Jr. vinse il titolo olimpico. Le riprese, realizzate anche nell’agosto del 2025, hanno coinvolto il Colosseo e il quartiere Monti, ricostruendo l’esperienza del giovane pugile durante i Giochi e accompagnandola con musiche di Mina e con Tintarella di luna.

Ben Watkins, regista dei primi due episodi e responsabile creativo della serie, considera Roma il punto d’origine ideale per la storia. Il Colosseo, con il suo legame con i gladiatori, diventa nella sua lettura il simbolo di una disciplina antica che trova nel pugilato una moderna prosecuzione. «È anche il luogo in cui è stato presentato al mondo», ha spiegato Watkins a Roma, ricordando che fu proprio alle Olimpiadi del 1960 che il nome di Cassius Clay superò i confini del Kentucky.

Jaalen Best, ventottenne interprete del protagonista, ha raccontato di aver vissuto le scene italiane con particolare partecipazione. Per lui, l’ambiente romano e il rapporto con la troupe hanno contribuito a rendere credibile il passaggio del personaggio attraverso quelle Olimpiadi. La serie è stata inoltre la prima produzione televisiva girata all’interno del Colosseo, secondo quanto riferito da Watkins.


La medaglia diventa una ferita

La leggenda più nota racconta che Clay, dopo aver subito un altro episodio di discriminazione nella sua città, avrebbe gettato nel fiume Ohio la medaglia olimpica. Amici e biografi hanno messo in dubbio questa versione, sostenendo che il riconoscimento potrebbe essere stato semplicemente smarrito. Anche il campione, nel corso degli anni, avrebbe fornito ricostruzioni differenti.

Per Watkins, tuttavia, il valore dell’episodio resta intatto anche senza una conferma letterale. «Anche se non ha gettato davvero la medaglia nel fiume, credo che lo abbia fatto in modo simbolico, emotivo e psicologico», ha detto il regista. Il gesto rappresenta così la decisione di affrontare battaglie più ampie di quelle combattute sul ring, in un Paese ancora segnato dalla segregazione e dalla disuguaglianza.

The Greatest segue anche le conseguenze delle scelte che resero Ali una figura controversa negli Stati Uniti. La conversione all’Islam e il rifiuto di partecipare alla guerra in Vietnam gli costarono la licenza da pugile e una condanna a cinque anni di carcere, elementi che la serie inserisce nel percorso di formazione dell’atleta e dell’uomo.


Best affronta un’icona irripetibile

Per prepararsi al ruolo, Best si è allenato per un anno, ha perso 15 chili prima dell’inizio delle riprese e in seguito li ha recuperati. La somiglianza fisica, secondo l’attore, era soltanto il primo passaggio: per costruire il personaggio ha studiato filmati, interviste e testimonianze, potendo contare anche sul confronto con i familiari di Ali.

Best ha spiegato che la comprensione dell’uomo è maturata soprattutto durante la lavorazione, attraverso l’immersione nelle scene e il contatto diretto con il personaggio. «La parte più semplice era la somiglianza fisica», ha dichiarato, sottolineando quanto fosse grande la responsabilità di interpretare una personalità così conosciuta e complessa.

Il racconto non si limita alla carriera sportiva. Al centro trovano spazio i rapporti familiari: il padre, frustrato per non aver potuto affermarsi come pittore e incline alla violenza quando beveva, e la madre Odessa, descritta come una presenza forte capace di sostenere il peso della situazione domestica.


Dundee, l’allenatore che diventa famiglia

Nella vita di Cassius, un ruolo decisivo fu assunto da Angelo Dundee, allenatore italoamericano che finì per rappresentare una figura paterna alternativa. A interpretarlo è Giovanni Ribisi, chiamato a rendere il legame tra il tecnico e il pugile, fatto di ammirazione, preoccupazione e scontri necessari alla crescita del campione.

Ribisi ha osservato che Dundee, incontrando Clay, si trovò davanti a un talento mai visto prima e intuì che quel ragazzo avrebbe oltrepassato i confini della boxe. L’attore ha anche ricordato una scena nella quale l’allenatore tenta di convincere Cassius a prendere sul serio un incontro: durante le riprese, una risata improvvisa tra lui e Best finì per restituire spontaneamente la complicità tra i due personaggi.

La serie ricostruisce quindi un rapporto che va oltre la preparazione tecnica. Dundee accompagna Clay mentre il giovane cerca una direzione, affronta le tensioni familiari e impara a trasformare rabbia e frustrazione in una forza capace di sostenere la sua ambizione.


La famiglia protegge la memoria di Ali

The Greatest è stato realizzato con il consenso della famiglia, un passaggio considerato essenziale per raccontare una figura tanto esposta e ancora profondamente presente nell’immaginario pubblico. Particolare importanza ha avuto il contributo di Lonnie Ali, custode dell’eredità del campione e della memoria della sua vita.

Watkins ha sottolineato che il coinvolgimento di Lonnie non si è limitato all’approvazione del progetto. La vedova di Ali avrebbe condiviso numerosi ricordi e, quando necessario, avrebbe incontrato il cast sul set per aiutare gli interpreti a comprendere persone reali che aveva conosciuto direttamente. Il suo apporto ha accompagnato la produzione nella ricostruzione di una storia che comincia a Roma, ma presto si misura con la parte più difficile della leggenda.

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