Alberto Fortis, Liverpool e Bob Dylan: il viaggio che continua
Con “Sentimental City”, uscito dopo dodici anni, il cantautore trasforma ricordi, incontri celebri e inquietudini del presente in otto nuove canzoni
Domodossola resta il suo punto di ricarica creativa, ma Alberto Fortis continua a considerarsi un artista in movimento. Nel corso degli anni ha vissuto a lungo lontano dall'Italia, senza però recidere il legame con la terra d'origine e con Cureggio, nel Novarese, paese della madre dove di recente è tornato a esibirsi in un concerto gratuito vissuto come un ritorno alle proprie radici.
Anche Liverpool appartiene alla sua geografia sentimentale. In “Un giorno a Liverpool”, uno degli otto brani del nuovo album, Fortis rievoca una città diventata emblema di incontri, aspirazioni e ricordi capaci di resistere al tempo.
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Il ricordo di Paul McCartney
Il rapporto con la storia dei Beatles passa da un incontro avvenuto negli Abbey Road Studios, dove Fortis si trovava nei primi anni Ottanta per lavorare a “Fragole Infinite”. Il disco, prodotto e arrangiato da George Martin, fu registrato nella Sala 2, lo stesso spazio associato alle incisioni dei Fab Four.
Durante una pausa, Martin gli presentò Paul McCartney nella mensa degli studi. Il musicista britannico era arrivato con Linda e la figlia Stella: Fortis ricorda una stretta di mano e una conversazione breve, ma per lui memorabile. Dei componenti dei Beatles, precisa, ha incontrato tutti tranne John Lennon.
Dalla paura al consiglio di Dylan
La sua carriera internazionale comprende anche collaborazioni con Carlos Alomar, la London Philharmonic Orchestra e George Martin, oltre a lavori realizzati con artisti italiani come Franco Califano, Roberto Vecchioni, Biagio Antonacci e la Premiata Forneria Marconi. In più occasioni Fortis ha aperto i concerti di James Brown e Bob Dylan.
Nel 1979, prima di salire sul palco di Modena per precedere l'esibizione di James Brown, temeva una reazione ostile del pubblico. A sorpresa, racconta, dal pubblico arrivarono soltanto alcuni indumenti lanciati dalle spettatrici delle prime file. Tredici anni più tardi, a Los Angeles, l'esperienza con Dylan ebbe un tono completamente diverso: «Ogni tanto abbiamo le antenne alte per cantare qualcosa che c'è già scritto nell'aria».
Un disco nato nel presente
Quella frase, secondo Fortis, riaccese il ricordo di “Il Duomo di Notte”, composto nel 1979 quando aveva 19 anni e nato, nella sua percezione, come se fosse già presente prima ancora di essere scritto. È anche questa attenzione all'intuizione a sostenere “Sentimental City”, il nuovo lavoro pubblicato il 18 ottobre dopo dodici anni dall'ultimo album.
Il cantautore non è rimasto inattivo durante l'attesa: singoli, concerti e collaborazioni hanno mantenuto aperto il suo percorso. Ora quelle esperienze confluiscono in otto tracce dal carattere pop-rock, con influenze britanniche e una scrittura che torna su amore, distanza, memoria, scorrere del tempo e desiderio di lasciare un segno.
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Un arcobaleno di esperienze
La realizzazione del disco ha coinvolto, tra gli altri, Simone Bertoletti, Franco Cristaldi, Moni Ovadia e Luca Stocco. Per Fortis si tratta di una prova con cui ha cercato di mettere ordine tra i linguaggi e gli incontri accumulati nel corso degli anni, trasformandoli in un insieme coerente.
Il punto di partenza è anche la contemporaneità. Guerre e contraddizioni hanno spinto l'artista a interrogarsi sul ruolo della musica: «Nei momenti oscuri l'arte ha sempre portato una brezza di positività mantenendo alto il valore del sentimento, dell'amore e della dignità. Questa è la mia testimonianza».
Tra immaginazione e nuove voci
Nel brano “Shopping con Alanis”, il centro commerciale diventa lo scenario di una storia ironica e surreale. Il riferimento è ad Alanis Morissette, che Fortis afferma di avere conosciuto personalmente; dietro il gesto del comprare emerge però la ricerca di un rapporto più vero con l'ambiente e con gli altri.
Fortis guarda con interesse anche agli strumenti digitali. Considera i social un'opportunità, purché siano usati con consapevolezza, e invita il pubblico a seguire gli artisti proprio nei luoghi in cui scelgono di comunicare. Quanto ai giovani musicisti, riconosce che oggi esistono più canali per farsi ascoltare, ma anche una concorrenza maggiore e una qualità non sempre adeguata.
La scelta di una vita
La vocazione musicale, per Fortis, risale all'infanzia: a cinque anni chiese una batteria e a 13 suonava già in una band. Dopo il liceo classico si iscrisse a medicina, anche per l'influenza familiare e l'interesse verso la mente, ma alla fine prevalse l'esigenza artistica.
L'ingresso professionale nel mondo della musica fu tutt'altro che semplice. Delusioni e rifiuti precedettero l'uscita di “Alberto Fortis”, il primo album, realizzato con la collaborazione della Premiata Forneria Marconi nel 1979. L'inserimento del disco tra i 100 migliori album italiani secondo Rolling Stone rappresentò per lui la conferma definitiva della strada intrapresa.
Ai musicisti emergenti consiglia di chiedersi innanzitutto se desiderino davvero trasformare la musica in un mestiere. Le difficoltà, sostiene, non devono diventare un motivo per fermarsi: servono piuttosto perseveranza, capacità di migliorare e disponibilità a riprovare dopo ogni porta chiusa.
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