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Salute 2 min di lettura46 min fa

Violenza giovanile, la paura della pena non crea responsabilità

L’Aupi invita a indagare le ragioni dei comportamenti distruttivi e richiama il ruolo condiviso di famiglie, scuola e istituzioni.

Dietro gli episodi di violenza che coinvolgono ragazzi molto giovani non ci sarebbe soltanto il timore di una sanzione. Secondo Ivan Iacob, segretario generale dell’Aupi, la prevenzione passa anche dalla capacità di aiutare i minori a riconoscere il danno provocato dalle proprie azioni e a sviluppare un senso di responsabilità personale.

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La punizione non basta a fermare la violenza

L’intervento arriva dopo l’approvazione, da parte del Consiglio dei ministri, del decreto-legge sulla sicurezza, varato il giorno precedente ai fatti di Milano. Iacob sottolinea che lo Stato deve reagire agli atti violenti, ma avverte: «Le sanzioni, da sole, non bastano a prevenirla».

La differenza, spiega il segretario generale dell’Aupi, sta tra chi rinuncia a un comportamento perché ne comprende le conseguenze e chi si ferma esclusivamente per evitare una punizione. Nel primo caso si consolida una responsabilità interiorizzata; nel secondo prevale il controllo esercitato dall’esterno.


Cosa spinge i ragazzi ad agire

Per Iacob è ancora presto per stabilire con precisione le cause degli episodi, perché gli eventi sono troppo recenti. La violenza, inoltre, non può essere ricondotta automaticamente a una matrice politica: protesta, rabbia, ricerca di appartenenza e opportunismo possono convivere nella stessa dinamica.

Un ulteriore interrogativo nasce dai video realizzati dagli stessi giovani durante gli atti distruttivi. Quelle immagini, osserva l’Aupi, sollevano il tema del rapporto tra consapevolezza delle proprie azioni e desiderio di ottenere attenzione, visibilità e riconoscimento dal gruppo.


Famiglia e scuola hanno un ruolo decisivo

L’educazione alla responsabilità non riguarda soltanto le istituzioni. Famiglie e scuola fanno parte di una più ampia comunità educante, chiamata a verificare quanto riesca a trasmettere regole e valori, anche quando una genitorialità attenta agli aspetti affettivi incontra difficoltà nel porre limiti.

Le norme, secondo Iacob, restano necessarie ma non possono rimpiazzare le relazioni attraverso cui i ragazzi imparano a rispettare gli altri. «La sicurezza comincia anche da qui», conclude il segretario generale dell’Aupi, indicando nella responsabilità educativa degli adulti uno degli strumenti per affrontare il problema.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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