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Salute 2 min di lettura26 set

Udito, musica alta e nuove tecnologie: la sfida per l’inclusione

Dall’ascolto prolungato ad alto volume alla diagnosi precoce: rischi, prevenzione e strumenti che sostengono la salute uditiva.

Ascoltare musica ad alto volume, soprattutto a lungo, può compromettere la struttura dell’orecchio interno. L’energia sonora colpisce le cellule ciliate, in particolare nella zona basale della coclea, provocando una riduzione della capacità uditiva che può essere temporanea, parzialmente reversibile oppure permanente.


Il rumore resta un rischio concreto

L’esposizione sonora rappresenta quindi uno dei comportamenti più rilevanti per la salute dell’udito. Il danno dipende dall’intensità e dalla durata dell’ascolto e riguarda le delicate strutture dell’orecchio interno.

Esistono anche forme di ipoacusia legate a trattamenti medici. Stefano Di Girolamo, professore ordinario di Otorinolaringoiatria all’Università Tor Vergata di Roma e direttore dell’Unità Operativa Semplice Dipartimentale di Otorinolaringoiatria del Policlinico Tor Vergata, spiega che una conoscenza più precisa delle cause consente di prevenire alcuni danni provocati da farmaci ototossici, tra cui determinati antibiotici, diuretici e chemioterapici.


Prematurità e farmaci, il quadro cambia

Secondo Di Girolamo, tuttavia, alcuni progressi della medicina hanno creato condizioni associate a nuovi fattori di rischio. La maggiore sopravvivenza dei bambini fortemente prematuri può infatti accompagnarsi a una maturazione incompleta delle vie uditive al momento della nascita e alla necessità di prolungare l’impiego di medicinali.

La prevenzione passa anche dall’identificazione tempestiva dei problemi. I disturbi dell’udito non riconosciuti nelle prime fasi possono ripercuotersi sullo sviluppo del linguaggio e sul benessere psicofisico, mentre l’individuazione precoce permette di avviare più rapidamente il percorso protesico e riabilitativo.


Dallo screening alla tecnologia implantare

I programmi di screening uditivo universale consentono di individuare i bambini con ipoacusia già dopo la nascita. L’intervento precoce può sostenere il normale sviluppo cognitivo, secondo quanto riferito dal docente di Tor Vergata.

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Quando è indicato, l’impianto cocleare interviene sostituendo la funzione dell’orecchio interno: converte i suoni in segnali bioelettrici e li trasmette alle vie uditive. «Grazie allo sviluppo tecnologico siamo in grado di ripristinare un organo di senso garantendo una vita normale», ha dichiarato Di Girolamo. Anche le protesi acustiche destinate alle persone anziane sono diventate più efficienti, grazie pure all’utilizzo dell’intelligenza artificiale; la correzione dell’ipoacusia è stata indicata come un elemento in grado di interferire con il declino cognitivo.


I numeri della sordità in Italia

La Giornata mondiale dei sordi si svolge ogni anno nell’ultima settimana di settembre. In Italia, le persone che utilizzano la lingua dei segni Lis sono stimate tra 40-60mila.

L’Ente nazionale sordi Ets-Aps indica invece in 7 milioni gli abitanti con problemi uditivi, pari al 12% della popolazione. In questo quadro, lo screening neonatale e la prevenzione secondaria assumono un ruolo centrale per limitare le conseguenze dei disturbi dell’udito e favorire, quando possibile, inclusione e sviluppo fin dall’infanzia.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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