Tumore al seno, 6 donne su 10 non si sentono pienamente informate
Una ricerca su 168 pazienti fotografa le difficoltà nel dialogo con i curanti e indica le aree in cui servono più ascolto, chiarezza e sostegno.
Sentirsi accompagnate durante una malattia oncologica non dipende soltanto dalle competenze cliniche. In Italia, secondo una rilevazione condotta su 168 pazienti con tumore al seno da Iqvia Italia per Europa Donna Italia, appena il 40% delle intervistate ritiene di avere una conoscenza completa della propria patologia.
Anche sulle cure restano lacune: soltanto una paziente su due dice di conoscere in modo dettagliato i vantaggi delle terapie e i loro effetti indesiderati. Il sostegno più solido arriva dalla sfera privata, con famiglia e partner indicati da 7 donne su 10 come principali riferimenti emotivi; medici di medicina generale e psico-oncologi, invece, vengono coinvolti più raramente.
La fiducia non basta senza ascolto
Il rapporto con l’oncologo viene giudicato nel complesso positivo per preparazione e disponibilità, ma la dimensione relazionale appare più debole. Solo il 17% delle partecipanti considera il medico empatico o capace di esprimersi con chiarezza, mentre il 20% lo descrive come sbrigativo.
Nel complesso, il 60% delle pazienti si dichiara soddisfatto del dialogo con il proprio curante nelle diverse fasi della malattia e dei trattamenti. Tuttavia, proprio nella gestione quotidiana emergono i principali vuoti: sessualità, alimentazione, equilibrio psicologico e controllo degli effetti collaterali sono temi ritenuti importanti, ma non sempre affrontati in modo sufficiente.
Cosa chiedono le pazienti ai medici
Dall’indagine emerge che una donna su tre vorrebbe maggiore sensibilità e parole più comprensibili. Il 24% chiede un accompagnamento emotivo e psicologico più strutturato, mentre il 21% desidera ricevere spiegazioni più ampie sulle possibilità terapeutiche.
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Un ulteriore 16% segnala la necessità di visite meno rapide e di più tempo per il confronto. Rosanna D’Antona, presidente di Europa Donna Italia, ha spiegato che l’obiettivo del progetto è trasformare i risultati della ricerca in iniziative formative e di sensibilizzazione capaci di migliorare concretamente il rapporto tra professionisti e pazienti.
La formazione punta sulla relazione
I risultati sono stati illustrati durante “Laudato Medico Young - Comunicare è curare”, percorso universitario promosso da Europa Donna Italia per il secondo anno consecutivo. L’iniziativa, realizzata con gli psico-oncologi del dipartimento di Oncologia ed Onco-ematologia dell’Università degli Studi di Milano guidati da Gabriella Pravettoni, ha ricevuto il sostegno delle società scientifiche Aiom, Airo, Anisc e Sirm.
Alla formazione online del 26 settembre hanno preso parte più di 60 professionisti under 40, tra oncologi, radioterapisti, radiologi e chirurghi senologi delle Breast Unit. Paolo Guiddi, psico-oncologo dell’Ieo e dell’Università degli Studi di Milano, ha ricordato che paure, timore della recidiva e problemi legati alla vita di tutti i giorni possono non essere espressi durante la visita: per questo, ha sottolineato, “comunicare non è qualcosa che si aggiunge alla cura: è parte della cura”.
ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.
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