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Salute 2 min di lettura24 set

Scuola, l’allarme degli esperti: più ascolto e meno metal detector

Tra isolamento digitale, imitazione e abitudine alla violenza, psichiatri e criminologi chiedono presìdi di ascolto negli istituti invece di controlli più rigidi.

Le scuole, secondo gli specialisti, non dovrebbero trasformarsi in luoghi sorvegliati da varchi e controlli, perché il nodo vero è altrove: i ragazzi chiedono attenzione, non soltanto verifiche all’ingresso. Federico Tonioni, psichiatra e responsabile del Centro per il cyberbullismo del Policlinico Gemelli di Roma, sostiene che i metal detector non risolverebbero il problema e che la risposta più utile resta la presenza di psicologi negli istituti.


Il digitale anticipa la fragilità

A incidere, spiegano gli esperti, è anche un uso sempre più precoce e pervasivo degli schermi. I più giovani crescono immersi in dispositivi portatili e interattivi, fino a considerare lo smartphone parte normale della loro vita quotidiana.

Tonioni richiama inoltre una doppia pressione: da un lato la ricerca di popolarità, dall’altro il peso della vergogna. In questo quadro, osserva, la prevenzione dovrebbe cominciare già alle elementari e coinvolgere pure gli adulti, spesso poco consapevoli dei rischi.


Violenza normalizzata e casi vicini

Sul fronte criminologico, Marco Dugato, ricercatore senior del Centro studi di criminologia Transcrime dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, legge la vicinanza temporale degli episodi come un indizio da non sottovalutare. A suo avviso, tra i giovanissimi conta anche l’emulazione, insieme alla difficoltà crescente nelle relazioni sociali e a una familiarità con la violenza che tende a diventare ordinaria.

Dugato segnala anche un abbassamento dell’età di chi è coinvolto e, parallelamente, dell’accesso a contenuti violenti sui social, fruiti da preadolescenti e perfino bambini. L’attenzione morbosa per fatti di cronaca, diffusa tra serie tv, podcast e post di influencer, contribuisce secondo lui a una forma di assuefazione.

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Lamezia Terme riporta il tema al centro

Le riflessioni arrivano dopo i recenti episodi di aggressione nelle scuole, compreso quello sventato a Lamezia Terme. Psichiatri e criminologi guardano a questi casi come a un segnale di disagio più ampio, nel quale isolamento e ritiro sociale possono spingere alcuni adolescenti a cercare identità e riconoscimento nel mondo online.

Dentro gruppi e chat, secondo quanto osserva Dugato, violenza e prevaricazione possono diventare linguaggi dominanti, perché offrono una falsa sensazione di sicurezza. Per questo gli specialisti insistono su un appello all’ascolto, giudicando insufficiente l’idea di rispondere soltanto con nuove barriere di controllo nelle scuole.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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