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Salute 2 min di lettura23 set

Sclerosi multipla, nei topi un farmaco riaccende vista e movimento

Lo studio su Kamuvudine-9 segnala un recupero di funzioni perdute negli animali e apre la strada ai primi test sull’uomo.

Negli esperimenti sui topi, Kamuvudine-9 ha mostrato un effetto inatteso: non si è limitato a fermare il peggioramento, ma ha anche favorito il ritorno di capacità già compromesse. In alcuni animali, infatti, sono riemersi movimento e vista dopo i danni provocati dalla sclerosi multipla.


Un risultato che va oltre il blocco

A raccontarlo è Jayakrishna Ambati, dell’Università della Virginia, che coordina una ricerca pubblicata su Science Translational Medicine. Il dato più rilevante, secondo lo scienziato, è che il trattamento ha agito su due fronti: ha evitato un ulteriore deterioramento neurologico e, allo stesso tempo, ha permesso il recupero di funzioni perse.

La sperimentazione è stata condotta su modelli animali della malattia e, stando agli autori, i segnali raccolti risultano incoraggianti. Ambati ha spiegato che la maggior parte delle terapie oggi disponibili punta soprattutto a prevenire nuovi attacchi, mentre in questo caso il farmaco avrebbe fatto qualcosa di diverso.


Da un anti-Hiv alle prove sulla sclerosi

Kamuvudine-9, indicato anche come K-9, deriva da una molecola anti-Hiv già autorizzata per l’uso umano. Appartiene al gruppo degli inibitori nucleosidici/nucleotidici della trascrittasi inversa, sostanze impiegate come antivirali.

L’interesse verso questa classe di farmaci è nato da osservazioni statistiche che hanno segnalato un minor numero di casi di sclerosi multipla tra chi assume queste molecole. Proprio da lì è partita la prova sui topi, che ha portato ai risultati descritti nello studio.


Il segnale nel sangue e la via infiammatoria

Nel corso degli esperimenti, il farmaco ha anche fermato la crescita di un marcatore ematico legato ai danni del sistema nervoso: la catena leggera dei neurofilamenti. Questo indicatore viene usato per valutare l’impatto della malattia sui tessuti nervosi.

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Secondo gli autori, il meccanismo d’azione di K-9 coinvolge il blocco di una via infiammatoria associata alla sclerosi multipla, cioè l’attivazione dell’inflammasoma. Lo stesso composto è già impiegato anche contro alcune patologie oculari, tra cui l’edema maculare diabetico e l’oftalmopatia tiroidea. Ambati ha aggiunto che l’inibizione dell’inflammasoma è considerata oggi una delle frontiere più avanzate per diverse malattie infiammatorie.


Verso i test clinici sull’uomo

Il passaggio successivo, secondo il gruppo di ricerca, sarà organizzare una serie di studi clinici sull’uomo. Gli autori si aspettano che la strada possa essere più breve del solito, visto che il farmaco è già utilizzato in altre terapie.

Resta dunque da verificare se i risultati osservati nei topi troveranno conferma anche nei pazienti. Per ora, però, lo studio indica che la stessa molecola potrebbe non solo contenere la malattia, ma in certi casi anche restituire funzioni compromesse.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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